Franz Kafka non avrebbe mai immaginato un processo simile. Per la prima volta dal 1948, riferisce Die Zeit, un'istituzione culturale tedesca e israeliana sono in conflitto a proposito dell'eredità "del più importante scrittore ebraico di lingua tedesca". La causa: alcune lettere e manoscritti conservati in una cassaforte a Zurigo. Kafka li aveva consegnati al poeta Max Brod, il quale, dopo averli portati in Israele, li ha consegnati alla sua assistente Ester Hoffe, che prima della sua morte ha voluto venderli agli Archivi letterari tedeschi.
Israele rivendica i documenti in quanto beni culturali nazionali e rifiuta alle due figlie di Ester Hoffe l'accesso alla loro eredità. Presso il tribunale di Tel Aviv la Biblioteca nazionale di Gerusalemme chiede che i manoscritti vengano trasferiti dalla Svizzera in Israele, e che gli Archivi letterari tedeschi le restituiscano il manoscritto del "Processo". La colpa è di Max Brod, osserva la Zeit, che alla morte di Kafka nel 1924, "non bruciò questi testi, come aveva chiesto lo stesso Kafka".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.