Yves Leterme riassumerà "questa settimana le sue funzioni di primo ministro" in sostituzione di Herman Van Rompuy, nominato presidente del Consiglio europeo, annuncia De Morgen. Il cristiano-democratico fiammingo aveva lasciato la carica a Van Rompuy nel dicembre 2008, dopo un periodo di turbolenze. Ma il Belgio trattiene il fiato. E anche se la scelta di Leterme sembra logica, giustificata dalla larga vittoria del suo partito, i belgi ricordano i suoi insuccessi: coalizione fragile tra francofoni e fiamminghi, coinvolgimento in un affare legato alla vendita della banca Fortis, fallimento delle riforme.
Per preparare il terreno, il re Alberto II ha designato un "mediatore reale" – l'esperto ex primo ministro Wilfried Martens – per "togliere le castagne dal fuoco". Il mediatore infatti avrà il compito di "disinnescare" alcune questioni particolarmente sensibili, come la divisione della circoscrizione bilingue Bruxelles-Halle-Vilvoorde. Ma nonostante questo intervento, "dare a Yves Leterme una nuova possibilità di sciogliere il nodo gordiano non ha molto senso", osserva il quotidiano. "Non solo perché ha già dimostrato di non esserne capace, ma anche perché nessuno degli altri partiti gli concederà l'appoggio delle rispettive comunità".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.