“L’est esce dalla crisi, ma la Romania deve ancora pazientare”, titola Adevărul. “Mentre i paesi vicini hanno varato serie iniziative per iniettare sangue fresco nell’economia, la Romania dopo aver fatto l’errore di incoraggiare una bolla creditizia, si appiglia adesso a decisioni populiste che aggravano ulteriormente il deficit” spiega il quotidiano, che rammenta anche che il paese è in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 22 novembre. Con una riduzione del pil del 9 per cento nel terzo trimestre, “la Romania sarà l’unico paese dell’Unione europea a far registrare un peggioramento della recessione”. Tra gli altri paesi dell’area, nel corso del medesimo trimestre la Repubblica Ceca ha visto abbassarsi il proprio Pil del 4,7 per cento, l’Ungheria del 6,6 per cento e la Slovacchia probabilmente del 5 per cento, mentre la Polonia “non è nemmeno andata in recessione”. “Gli altri stati dell’Europa orientale hanno saputo abilmente sfruttare il desiderio occidentale di importazioni” constata Adevărul.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.