A due anni di distanza dall'inizio della recessione, in Irlanda non c'è quasi traccia degli anni d’oro della crescita a due cifre, e sembra di ritrovarsi al punto di partenza: disoccupazione ed emigrazione di massa, treni che impiegano quattro ore a coprire i 200 chilometri da una costa all’altra. Dopo i drastici tagli ai servizi pubblici preannunciati nel bilancio per il 2010, mirati a dare impulso a un’economia in forte recessione (-7,5 per cento previsto nel 2009), l’umore è quanto mai a terra. L’Irish Times racconta la manifestazione che si è svolta ieri a Dublino, una delle tante proteste che dilagano nel paese e che culmineranno con lo sciopero dei servizi pubblici nazionali fissato per il 24 novembre. Benché la Commissione europea stia concedendo all’Irlanda una proroga di un anno per rimettere in sesto le proprie finanze pubbliche, come previsto dagli accordi, il premier Brian Cowen è inflessibile e afferma che è necessario intervenire subito se si vogliono evitare in futuro “aggiustamenti di maggiore entità”.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.