“Un posto di lavoro per chi ha chiesto asilo ed è stato respinto”: il quotidiano danese Politiken lancia una raccolta di fondi tra i suoi lettori per creare un centro di informazione sull'Iraq. Lo scopo è quello di far lavorare cento profughi iracheni che non hanno ottenuto il diritto di rimanere in Danimarca. Impiegati, consulenti e guide saranno pagati circa 32mila corone danesi al mese (circa 4.300 euro), cosa che permetterà loro di ottenere rapidamente un permesso di soggiorno danese, conformemente a una legge destinata ad attirare nel paese manodopera qualificata. Quando un membro di una famiglia ottiene questo permesso, il resto della famiglia può rimanere. “Quando lo stato non vuole collaborare, la società civile deve intervenire”, spiega il caporedattore di Politiken, Tøger Seidenfaden. Il governo e il Partito del popolo, suo alleato di estrema destra in parlamento, hanno già annunciato l'intenzione di bloccare questa iniziativa.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.