La sentenza con cui la Corte europea dei diritti umani (Echr) ha definito l'ostensione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane "una violazione della libertà di religione degli alunni" e ne ha ordinato la rimozione ha scatenato l'ira dei cattolici italiani e dei loro referenti, scrive Repubblica. Il Vaticano ha parlato di "decisione ideologica e miope", il governo ha annunciato che farà ricorso e perfino il nuovo leader dell'opposizione Pierluigi Bersani è preoccupato da questa violazione del "buonsenso". Eppure, ricorda Michele Ainis su La Stampa, "nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole": si tratta di un retaggio del regime fascista, sopravvissuto a innumerevoli attacchi grazie a "settant'anni di equivoci" e alla compiacenza dello stato nei confronti della Chiesa.
Secondo il Corriere della Sera, questa "caccia ai simboli" è odiosa quanto la proibizione del velo islamico nelle scuole francesi. Su Repubblica, Stefano Rodotà difende invece la decisione della Corte, nata dalla richiesta presentata sette anni fa dai genitori di due alunni: "Questa sentenza ci porta verso un´Europa più ricca, verso un´Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi, dove acquista pienezza quel diritto all´educazione dei genitori che i cattolici rivendicano, ma che deve valere per tutti."
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.