“Il secolo Lévi-Strauss”: Libération rende un omaggio particolare al fondatore dell’antropologia moderna che il 30 ottobre si è spento all’età di 100 anni. La sua famosa opera Tristi tropici – il resoconto dei suoi incontri con gli indigeni brasiliani, pubblicato nel 1955 – fece di lui uno scrittore e un esperto famoso a livello mondiale. Lo strutturalismo – ovvero la ricerca delle “strutture universali” che guidano e plasmano le società – divenne la premessa alla base del suo pensiero, ma i suoi scritti ebbero un’influenza precisa anche sull’antropologia, l’etnologia, la filosofia, la linguistica e la psicanalisi. Il grande contributo di Levi-Strauss, sintetizza Libération, sta tutto nell’"aver negato la superiorità di una cultura sulle altre”. Su Le Figaro, Jean d’Ormesson, membro dell’Académie française come lui, ha scritto: “La sua mancanza sarà sentita a Harvard e Yale, in Brasile e in tutte le università del mondo. Probabilmente, Levi-Strauss è stato l’ultimo intellettuale francese di levatura internazionale”.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.