È "l'appello dell'Europa", titola La Libre Belgique. "Van Rompuy favorito per la presidenza Ue", fa eco De Morgen: la stampa francofona e fiamminga sono d'accordo sul premier belga, ultimo arrivato nella corsa alla nuova carica. "Il suo nome riscuote consenso, cosa rara tra i ventisette", afferma Le Soir, secondo il quale il cristiano-democcratico è l'uomo ideale per il compromesso. Ma è anche un rischio per il Belgio. Van Rompuy infatti è "un fattore di stabilità senza paragoni" per il regno. Di fronte alla grave crisi politico-istituzionale dei mesi scorsi, il Belgio ha trovato in lui "un capitano". Ecco perché "il buon senso e l'istinto di conservazione vorrebbero che non fosse designato per questa prestigiosa carica", conclude La Libre.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.