Alla vigilia del ventesimo anniversario della rivoluzione di velluto, il presidente ceco Václav Klaus ha attribuito la medaglia al merito alla star del varietà ceco Karel Gott. "Gott si merita un simile riconoscimento?", si chiede Mladá Fronta Dnes, constatando che il cantante fa ormai parte dell'elite ceca. Ma il personaggio continua a dividere l'opinione pubblica.
Secondo alcuni, Gott è "un mostro" che si è messo al servizio del regime comunista e ha ottenebrato la società con le sue canzoni "vuote e kitsch". I critici non gli perdonano il suo appoggio alla contro-carta lanciata dal governo contro la Charta 77 dei dissidenti, ricorda il giornale di Praga.
Per altri, il settantenne Gott resta un'icona "la cui popolarità ha superato le frontiere", compreso il muro di Berlino. Ma per il settimanale Respekt, "insieme al boicottaggio del trattato di Lisbona e all'avvicinamento alla Russia", questo premio non è che un'altra delle provocazioni di Klaus.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.