Di fronte all'Europa "la Germania si mostra troppo egocentrica e arrogante", titola la Zeit, convinta che in molti dubitino dell'impegno europeo di Berlino. A cominciare dall'editorialista del New York Times, Roger Cohen, per il quale "la Germania è diventata più nazionalista. In passato l'Ue offriva una soluzione di fronte alla crisi di identità dei tedeschi dopo la seconda guerra mondiale; oggi invece Berlino guarda Bruxelles con freddo calcolo".
Charles Grant, direttore del think tank Centre for european reform (Cer) di Londra, ritiene che quando si tratta dei propri interessi, la Germania "si comporti sempre di più come la Francia e la Gran Bretagna". Un'analisi condivisa dalla Zeit: "L'integrazione europea non era una priorità della coalizione uscente tra cristiano-democratici e socialdemocratici. Di fronte alla crisi Berlino ha puntato soprattutto su soluzioni nazionali, e a Bruxelles i rappresentanti tedeschi non hanno dimostrato grande generosità. I tempi in cui gli interessi dell'Europa prevalevano su quelli della Germania sono ormai finiti", osserva la rivista.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.