Il colosso energetico francese Gdf-Suez si rifiuta di pagare la tassa di 500 milioni di euro che gli ha imposto il governo belga. La tassa sarebbe stata imposta in seguito al ritardo nella chiusura di tre centrali nucleari utilizzate da Electrabel (filiale di Gdf-Suez). De Morgen ha rievocato per l'occasione l’espressione di Karel van Miert – ex commissario europeo per la Concorrenza scomparso di recente – secondo il quale “gli uomini politici belgi non sono capaci di resistere a Electrabel”.
Gérard Mestrallet, amministratore delegato di Gdf-Suez, "ha umiliato il governo con la sua inaudita arroganza” scrive il quotidiano fiammingo, che spiega che in seguito al rifiuto di Gdf-Suez di pagare l’ammenda, il governo belga sarà costretto a trovare i 500 milioni di euro altrove, probabilmente tramite un prestito. “Il governo Van Rompuy porta avanti la tradizione” prosegue il quotidiano fiammingo: “In cambio di una regalia – un altro accordo prevede che Gdf paghi 240 milioni di euro all'anno a partire dal 2010 – si diventa lo stuoino di Parigi, ci si rende completamente dipendenti sul piano energetico e si impedisce la libera concorrenza sul mercato dell’energia”.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.