Due settimane dopo la sua uscita dal governo, il Partito socialdemocratico (Psd) ha firmato con i liberali del Pnl e il partito della minoranza ungherese Udmr la mozione “Undici contro la Romania”, per rovesciare gli 11 ministri del governo di Emil Boc, del partito democratico-liberale (Pdl), scrive Cotidianul. La mozione di sfiducia presentata da Psd, Pnl e Udmr è passata con 274 voti contro i 173 del Pdl. Per contrastare in extremis questo “voto storico”, secondo il quotidiano i democratici-liberali avrebbero cercato di “comprare a 200mila euro ciascuno la defezione dei loro avversari”.
A cinque settimane di distanza dalle elezioni presidenziali del 22 novembre, i giochi di potere a Bucarest non sono visti di buon occhio a Bruxelles, continua Cotidianul: il 12 ottobre il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha rimproverato Bucarest di “non aver ancora designato il suo candidato al posto di commissario”. Il giorno seguente, scrive ancora il quotidiano, “Boc ha designato in fretta e furia l’agronomo Dacian Ciolos per il portafoglio dell’agricoltura”.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.