Ora che il presidente polacco Lech Kaczyński ha ratificato il trattato di Lisbona il 10 ottobre resta solo Václav Klaus. Dopo i timori sulla perdita della sovranità del suo paese, il presidente ceco sbandiera adesso il rischio secondo cui il trattato permetterebbe ai tedeschi dei Sudeti di rivendicare i loro beni confiscati durante la Seconda Guerra mondiale. "Un tale rischio non sussiste", scrive Lidové Noviny, avallando l’opinione degli esperti costituzionali. "Il presidente ceco sfonda una porta aperta" commenta il quotidiano di Praga, che precisa che la questione dei decreti Beneš, pubblicati contro la minoranza tedesca della Cecoslovacchia nel 1945, è stata già indagata quando la Repubblica Ceca aderì all’Unione nel 2004.
"La stampa e i politici si chiedono che fare con Klaus" osserva Lidové Noviny. Secondo il quotidiano, i diplomatici francesi e tedeschi suggeriscono due modi di mettere fine agli impedimenti che Klaus frappone: "Destituirlo oppure cambiare la Costituzione per privare il capo dello stato del diritto di opporsi col veto".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.