Il nuovo presidente irlandese Michael Higgins ha promesso di essere il "presidente di tutto il popolo" e ha annunciato le proprie dimissioni dal partito laburista, scrive il Saturday’s Irish Times. Sull'Irish Independent l'opinionista Brendan Keenan definisce la situazione imbarazzante: Higgins "sarà il rappresentante del popolo, ma sarà limitato dalla costituzione che lui stesso rappresenta. Cosa si può fare prima che [il presidente] ceda alla frustrazione o, quel che è peggio, si abbandoni a un amaro silenzio?"
Ciononostante Keenan è convinto che il nuovo presidente potrebbe rivelarsi utile per far accettare ai cittadini le politiche del governo. "Il compito più difficile del governo è quello di compattarsi dietro a una parvenza di strategia e trovare un equilibrio tra la riduzione del debito, la protezione dei più deboli, la promozione delle esportazioni e degli investimenti e le pretese dei nostri creditori come la troika o i mercati".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.