"Il governo vuole cambiare lo statuto della posta per privatizzarla, lei è d'accordo con questo progetto?" È la domanda alla quale due milioni di francesi hanno risposto (no, per la stragrande maggioranza) in occasione di una grande "votazione civica" organizzata dai partiti di sinistra e dai sindacati, terminata questo fine settimana. Forti di questo successo, partiti e sindacati chiedono adesso che il governo organizzi un referendum sulla questione.
Per Libération questo voto "[ri]mette la consultazione popolare al centro del dibattito politico". Da luglio, infatti, una riforma alla costituzione francese permette teoricamente l'organizzazione di un referendum di iniziativa popolare per bloccare un progetto di legge. "Un referendum sulla posta (…) potrebbe essere l'occasione per uscire dalla tradizione bonapartista e gollista in base alla quale una consultazione diretta non serve a rispondere alla questione, ma si trasforma in una sorta di plebiscito", scrive Libération. Nonostante i suoi limiti e le sue imperfezioni, il referendum di iniziativa popolare fa parte del dibattito democratico in Italia e in Svizzera. E rimane uno "strumento essenziale della democrazia partecipativa", conclude il quotidiano francese.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.