La prima pagina dell'Irish Times mostra una foto tutt'altro che attraente del premier Brian Cowen con lo sguardo assorto. Il giornale di Dublino suggerisce maliziosamente che abbia appena saputo dei risultati dell'ultimo sondaggio sul referendum per l'approvazione o meno del trattato di Lisbona . A una settimana dalla consultazione solo il 48 per cento si dice disposto a votare sì alle 269 pagine del trattato. Nel frattempo la percentuale di quelli contrari alla ratifica è cresciuta di quattro punti, arrivando al 33 per cento. Sforzandosi di vedere il bicchiere mezzo pieno, l'editoriale afferma che "i sostenitori di Lisbona possono essere contenti della tenuta del fronte del sì". Tuttavia, di fronte alla rinnovata popolarità di Declan Ganley, a capo dello schieramento del no, l'impopolare Cowen ha ragione a sentirsi depresso. Malgrado il sostegno trasversale dei vari partiti e una campagna che l'Irish Times ha definito "energica", gli sforzi del premier per ottenere l'approvazione del trattato hanno lasciato il 19 per cento dell'elettorato ancora indeciso.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.