Tony Blair sarà il primo presidente dell'Ue? È quello che si chiede l'Independent sulla prima pagina del suo supplemento Life. Dopo l'eventuale approvazione del trattato di Lisbona da parte dell'Irlanda in occasione del referendum del 2 ottobre, "si comincerà a discutere su chi sarà la persona migliore per la nuova carica di presidente dell'Ue a tempo pieno prevista dal trattato". Malgrado Blair eviti accuratamente l'argomento, preferendo concentrarsi sul suo ruolo come inviato britannico in Medio Oriente, la sua candidatura sarebbe sostenuta dal primo ministro Gordon Brown. Alcuni esperti ritengono che anche Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sarebbero favorevoli a questa idea. Tuttavia rimane da superare la profonda ostilità verso Blair di gran parte della sinistra europea. "E non è difficile capire le ragioni di questa ostilità", osserva l'Independent: "il suo atteggiamento in favore dell'atlantismo, l'incapacità di portare la Gran Bretagna nell'area dell'euro, la condiscendenza verso un'opinione pubblica euroscettica, il liberismo, il libero mercato e, più di qualunque altra cosa, la sua posizione sull'Iraq". Ma come osserva un ex ministro per l'Europa, Denis Macshane, "i grandi leader europei, da Churchill a de Gaulle" avevano i loro difetti, ma anche "una visione politica e una capacità di comunicazione che neanche i peggiori nemici di Tony possono negargli".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.