L'Ue in imbarazzo
"La missione dell'Ue in Kosovo (Eulex) è sull'orlo della crisi", osserva Die Tageszeitung all'indomani di una serie di episodi che mettono in evidenza le tensioni tra la missione europea e i rappresentanti del governo kosovaro e della maggioranza albanese. Il 27 agosto infatti il presidente e il primo ministro del Kosovo, Fatmir Sejdiu e Hashim Thaçi, hanno dichiarato la loro opposizione a un accordo di cooperazione delle forze di polizia fra Eulex e la Serbia per combattere il contrabbando lungo la frontiera serbo-kosovara.
I due esponenti kosovari rimproverano a Eulex di aver firmato l'accordo con Belgrado senza averli informati e senza tener conto della sovranità del Kosovo, precisa la "Taz", per la quale Belgrado sarebbe disposta a negoziare solo con Eulex, poiché qualunque negoziato diretto con Pristina equivarrebbe a riconoscere l'indipendenza dell'ex provincia serba, "cosa che vogliono evitare a ogni costo". Sempre per protestare contro questo accordo, diversi membri del gruppo nazionalista kosovaro "Autodeterminazione", ritenuta ostile a qualunque presenza straniera in Kosovo, il 26 agosto ha danneggiato una trentina di veicoli della missione Onu.
A diciotto anni dal massacro di 800mila tutsi, nell'ex potenza coloniale la polemica sulle responsabilità di Parigi è ancora infuocata. E altre ombre, dall'Indocina all'Algeria, pesano sulle coscienze.
Per scongiurare il rischio di uscire dall'euro, il governo greco ha approvato nuove misure d'austerity alla vigilia della riunione dell'Eurogruppo. La classe politica del paese è ormai con le spalle al muro.
Lo sfruttamento commerciale dei siti archeologici annunciato dal governo greco ha provocato uno scandalo. Ma in Europa è una pratica ormai diffusa.