La Danimarca guarda a nord
A inizio estate la Danimarca ha deciso di creare un comando artico e una task force nel Nord, scrive Politiken. Ufficialmente, il motivo e adeguarsi ai cambiamenti climatici che porteranno con sé più navigazione, più estrazione di materie prime e quindi la possibilità di più conflitti nella regione artica. Il quotidiano però ritiene che Copenaghen cerchi di rafforzarsi militarmente nell'ambito della corsa alle risorse, soprattutto il petrolio.
Politiken ricorda che i paesi che si affacciano sull'Artico – la Danimarca (attraverso la Groenlandia), gli Stati Uniti, la Russia, la Norvegia e il Canada – hanno tutti rivendicazioni territoriali nella zona. Dato che la questione non accenna a risolversi, ognuno comincia a "prepararsi" militarmente. Ma il quotidiano stima che dovrebbero essere le Nazioni unite a trovare una soluzione e che "con la sua lunga tradizione di rispetto del diritto internazionale e l'importanza che accorda all'Onu, la Danimarca potrebbe prendere l'iniziativa".
A diciotto anni dal massacro di 800mila tutsi, nell'ex potenza coloniale la polemica sulle responsabilità di Parigi è ancora infuocata. E altre ombre, dall'Indocina all'Algeria, pesano sulle coscienze.
Per scongiurare il rischio di uscire dall'euro, il governo greco ha approvato nuove misure d'austerity alla vigilia della riunione dell'Eurogruppo. La classe politica del paese è ormai con le spalle al muro.
Lo sfruttamento commerciale dei siti archeologici annunciato dal governo greco ha provocato uno scandalo. Ma in Europa è una pratica ormai diffusa.