Sulla Grecia braccio di ferro tra Berlino e Parigi
“La crisi greca si sta trasformando in una pericolosa prova per la zona euro e l’Unione Europea”, scrive La Tribune, che spiega come Parigi e Berlino siano sempre più distanti in proposito. Ultimo segnale della forte tensione è la reazione di Angela Merkel all’ultimatum lanciato dal primo ministro greco Georges Papandreou. Se gli europei non avranno trovato una soluzione praticabile entro il 2 aprile, Atene si rivolgerà al Fmi. L’idea “piace molto ad Angela Merkel, in quanto escluderebbe il ricorso agli aiuti europei, la maggior parte dei quali dovrebbe graverebbero proprio sulla Germania”. Gli elettori tedeschi sarebbero sicuramente soddisfatti. Oltretutto, “rifiutandosi di allentare i cordoni della borsa, Angela Merkel obbliga Sarkozy a mostrarsi più aperto alla visione tedesca dell’Unione economica e monetaria”. La settimana scorsa la ministra delle finanze francese, Christine Lagarde, aveva scartato il progetto di istituire un “Fondo monetario europeo”, una sorta di versione più severa del patto di stabilità proposta dal suo omologo tedesco Wolfgang Schäuble. “Berlino vuole che l’opzione Fmi resti sul tavolo per aumentare le pressioni sulla governance economica, ma anche sull’Eliseo, che negli ultimi giorni è rimasto in disparte”.
Di fronte alla crisi e alla disoccupazione, i giovani lituani fanno come i loro antenati: emigrano. In decine di migliaia hanno già abbandonato il paese per stabilirsi in Gran Bretagna e Scandinavia.
La réunion de l’Eurogroupe n'a pas La riunione dell’Eurogruppo non ha messo fine all’incubo del debito greco. L’inefficienza di Atene pesa, ma i messaggi contraddittori e la mancanza di una strategia chiara da parte dell’Ue ha contribuito a rendere la matassa inestricabile.
A diciotto anni dal massacro di 800mila tutsi, nell'ex potenza coloniale la polemica sulle responsabilità di Parigi è ancora infuocata. E altre ombre, dall'Indocina all'Algeria, pesano sulle coscienze.