Berlinale, le masse invece della classe
Il direttore della Berlinale Dieter Kosslick ha nuovamente dato prova del suo humour coniando lo slogan "Happy Bärsday" [in tedesco Bär vuol dire orso, il simbolo della manifestazione]. Ma all'apertura della sessantesima edizione del festival del cinema, Tagesspiegel critica aspramente il "grande lobbista del cinema tedesco". Tra "le masse e la classe" Kosslick ha scelto le prime, ironizza il quotidiano berlinese. Certo, la Berlinale è cresciuta ed è ancora "divertente". Ma la sua altra priorità, renderla più "cosmopolita", è rimasta disattesa. "Nel suo sforzo socialdemocratico di presentarsi come l'uomo del gusto-della-gente-per-il-cinema, Kosslick ha compartimentato eccessivamente il festival. Peggio: srotolando il tappeto rosso al cinema tedesco [di registi sconosciuti e dal futuro incerto], ha finito per provincializzarlo". Secondo Tagesspiegel, il direttore dovrebbe cercare piuttosto di attrarre più film di qualità per fare concorrenza a Cannes e non trattare più la competizione ufficiale come la figliastra del festival.
Di fronte alla crisi e alla disoccupazione, i giovani lituani fanno come i loro antenati: emigrano. In decine di migliaia hanno già abbandonato il paese per stabilirsi in Gran Bretagna e Scandinavia.
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A diciotto anni dal massacro di 800mila tutsi, nell'ex potenza coloniale la polemica sulle responsabilità di Parigi è ancora infuocata. E altre ombre, dall'Indocina all'Algeria, pesano sulle coscienze.