I polacchi non tornano a casa
I polacchi emigrano ancora per motivi economici, titola Rzeczpospolita. Secondo gli ultimi dati relativi al 2009, i cittadini polacchi emigrati senza far ritorno sono 15.400 in più rispetto a quelli rimpatriati. In ogni caso l’emigrazione è molto inferiore adesso rispetto ai primi anni dell’adesione all’Unione Europea. “L’idea che la crisi mondiale avrebbe fatto tornare a casa i polacchi si è dimostrata sbagliata”, dice la professoressa Elżbieta Adamowicz, direttrice della Scuola di economia di Varsavia (Sgh). Le agenzie per l’impiego sottolineano che le destinazioni più in voga per i polacchi sono il Belgio e i Paesi Bassi, seguiti dalla Gran Bretagna. Gli operai polacchi sono molto più ricercati, essendosi guadagnata la fama di buoni lavoratori, diligenti e disposti ad accettare salari inferiori a quelli dei loro colleghi occidentali. D’altro canto, “le prospettive che aspettano gli emigranti di ritorno in Polonia sono vaghe, in quanto soltanto poche aziende polacche offrono possibilità di fare carriera e aprire un’azienda privata resta ancora oggi un processo molto complicato” si legge nell’editoriale di Rzeczpospolita.
Di fronte alla crisi e alla disoccupazione, i giovani lituani fanno come i loro antenati: emigrano. In decine di migliaia hanno già abbandonato il paese per stabilirsi in Gran Bretagna e Scandinavia.
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A diciotto anni dal massacro di 800mila tutsi, nell'ex potenza coloniale la polemica sulle responsabilità di Parigi è ancora infuocata. E altre ombre, dall'Indocina all'Algeria, pesano sulle coscienze.