Verso un'imposta europea?
Al momento sono soltanto voci. Ma il dibattito sull'imposta diretta europea è arrivato sulla prima pagina di Die Presse. Stanca di lottare ogni anno con gli stati membri riluttanti a pagare il loro contributo all'Unione e pungolata da una coalizione di contribuenti netti (Germania, Austria, Paesi Bassi), la Commissione europea vuole emanciparsi e riscuotere direttamente le imposte. Secondo il quotidiano di Vienna, il dibattito, percepito come “il mostro di Loch Ness che sorge puntuale ogni anno dallo stagno di bruxellese per poi scomparire di nuovo”, stavolta potrebbe essere ben più consistente. Con le economie indebolite dalla crisi finanziaria, “l'indebitamento dei 27 potrebbe arrivare al cento per cento del Pil europeo”, avverte la Commissione, che di fronte a questa evenienza dovrà ridurre il budget (attualmente di 116 miliardi di euro) o riscuotere le proprie imposte. Sono tre le fonti prese in considerazione dalla commissione: una imposta sulle transazioni finanziarie, una sul valore aggiunto e una sul carburante.
Di fronte alla crisi e alla disoccupazione, i giovani lituani fanno come i loro antenati: emigrano. In decine di migliaia hanno già abbandonato il paese per stabilirsi in Gran Bretagna e Scandinavia.
La réunion de l’Eurogroupe n'a pas La riunione dell’Eurogruppo non ha messo fine all’incubo del debito greco. L’inefficienza di Atene pesa, ma i messaggi contraddittori e la mancanza di una strategia chiara da parte dell’Ue ha contribuito a rendere la matassa inestricabile.
A diciotto anni dal massacro di 800mila tutsi, nell'ex potenza coloniale la polemica sulle responsabilità di Parigi è ancora infuocata. E altre ombre, dall'Indocina all'Algeria, pesano sulle coscienze.