Bye Bye Acta
22 giugno 2012
Presseurop
Lentamente ma inesorabilmente l’Acta sta scomparendo. Giovedì la Commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo ha raccomandato all’assemblea di rifiutare l’accordo commerciale anticontraffazione. La decisione di questo organismo è in linea con la posizione delle altre tre Commissioni (per le libertà civili e lo sviluppo, per l’industria e per gli affari giuridici) che si erano già espresse contro l’adozione di questo trattato, che dovrebbe regolare a livello internazionale l’insieme delle questioni legate alla proprietà intellettuale.
Fino alla fine il commissario Karel De Gucht, che aveva coordinato l’équipe dei negoziatori europei dell’accordo, ha difeso questo testo, arrivando anche a minacciare il Parlamento di rivolgersi alla Corte europea di giustizia e di sottometterlo di nuovo dopo le prossime elezioni europee, nel giugno 2014. Gli eurodeputati dovranno votare il testo in seduta plenaria il 4 luglio e tutto lascia intendere che seguiranno le raccomandazioni delle commissioni. Se dovessero bocciarlo, il testo non potrà entrare in vigore nell’Ue, anche se 22 paesi su 27 lo hanno già sottoscritto.
L’Acta pone problemi dal punto di vista formale – è stato negoziato in segreto e al di fuori delle istanze multilaterali fra il 2006 e il 2010, fino a quando WikiLeaks ne ha rivelato l’esistenza, non può più essere né modificato né discusso, ma solo approvato o rifiutato in blocco.
Ma il trattato è controverso anche nel merito: opacità, imprecisioni che danno adito a numerose interpretazioni, inversione dell’onere della prova delle violazioni a carico dei trasgressori e minacce per le libertà fondamentali, per la condivisione delle conoscenze nel quadro dei brevetti e per il diritto all’informazione su internet. Tutto questo ha spinto molte organizzazioni a schierarsi contro l’Acta, a effettuare un lavoro di sensibilizzazione nei confronti dei deputati europei e a organizzare manifestazioni in diversi paesi alle quali hanno partecipato centinaia di migliaia di persone.
Il fallimento dell’Acta è simbolico sotto diversi punti di vista. In primo luogo segna una svolta nella tradizionale attività politica di Bruxelles, dove molti testi sono negoziati direttamente fra lobbisti e politici. La maggioranza trasversale liberali-Verdi-sinistra che si è delineata contro il testo, sostenuto dalla destra e dai conservatori, si è mostrata più sensibile alle proteste e alle pressioni della società civile che alle potenti lobby dell’industria culturale, farmaceutica e agroalimentare.
Questo risultato rappresenta anche una vittoria della trasparenza, corollario fondamentale della democrazia, e del rifiuto dei negoziati segreti in comitato ristretto. Mostra inoltre che esiste una forte opinione pubblica europea, capace di mobilitarsi su argomenti importanti e che le istanze che dovrebbero rappresentarla sono in grado di farlo. Infine rappresenta un ulteriore passo verso la trasformazione di internet in un “santuario”, considerato come uno spazio di scambio universale, di condivisione e di dialogo, un bene essenziale di cui sono garanti gli stessi utenti.