Parlano più lingue, studiano, lavorano e fanno parte dell’Unione Europea, ma con qualcosa in meno. Questo articolo di Giulia Serenelli, della Scuola di giornalismo di Perugia, si è classificato secondo ex aequo al primo concorso per i giovani giornalisti sull'Europa, patrocinato dalla rappresentanza in Italia della Commissione europea e assegnato nell'ambito del quinto Festival internazionale di giornalismo di Perugia.
L’Unione Europea cresce e con lei anche i suoi abitanti. I confini si ampliano soprattutto verso est, abbattendo quelle barriere che una volta sembravano invalicabili. Ma per i nuovi arrivati nell’Unione, che in passato facevano parte della sfera d’influenza russa, una vera parità tra gli Stati membri sembra ancora lontana. Anche se tra i principi fondamentali dell’Unione c’ è quello dell’uguaglianza tra i popoli, secondo Ivo, un giovane ingegnere della Repubblica Ceca, entrata nell’Unione nel 2004, ci sono fattori che rendono alcuni paesi dell’est culturalmente troppo distanti da quelli che formano il nucleo storico dell’Unione Europea.
Ivo queste differenze le ha sentite sulla sua pelle quando, grazie alla borsa di studio Erasmus, ha trascorso diversi mesi a Dresda, in Germania. Aveva scelto proprio quella città tedesca perchè geograficamente vicina al suo Paese, ma le prime difficoltà si sono fatte sentire già al momento della ricerca di una casa in cui abitare. A Dresda pagava per l’affitto di una camera singola circa 150 euro, mentre a Ostrava, la città della Repubblica Ceca dove studiava, per un posto letto in tripla se la cavava con appena 20 euro al mese. Per Ivo, l’esperienza dell’Erasmus è stata una grande possibilità e se il suo Paese non fosse entrato in Europa, forse non avrebbe potuto usufruire di questo periodo di studio all’estero. Ma è anche convinto che una vera integrazione sia ancora lontana e che il legame che unisce la Repubblica Ceca ai paesi slavi sia molto più forte di quello che la lega all’Europa. L’Unione ha come obiettivo quello di costruire un futuro comune, e ciò passa anche attraverso un’istruzione il più possibile elevata per tutti. Andrei, nato in Romania se n’è andato all’estero per fare un dottorato in fisica ma, nonostante questo, si sente un europeo di serie “B”. Per lui quello che pesa, nell’immaginario collettivo, è la considerazione che gli europei hanno del suo popolo. I rumeni vengono spesso associati ai rom, uno stereotipo duro a morire che, per Andrei, costituisce uno dei primi problemi per arrivare ad una piena uguaglianza con gli altri Stati membri.
Ireneusz, un giovane studente polacco, vede invece il futuro con occhi più fiduciosi. Da quando anche lui è cittadino europeo ha visto moltiplicarsi le sue chance di studio e formazione. Così dopo una laurea in scienze politiche ha intrapreso la carriera universitaria. Un dottorato in relazioni internazionali e un lavoro presso il dipartimento dell’Università. Opportunità importanti per la sua vita professionale che sono arrivate grazie ai numerosi studi all’estero. E per questi corsi di formazione fondamentale è stato poter usufruire delle borse di studio dell’Unione Europea. Ireneusz ha approfittato di tutte le occasione che ha potuto cogliere: prima un viaggio-studio di sei mesi a Bonn in Germania grazie al progetto Erasmus, poi altri tre mesi a Vienna tramite il concorso europeo Leonardo. Ireneusz si sente fortunato, ha un lavoro e un dottorato, ma nel suo cassetto c’è sempre quel sogno: tornare in Germania con una borsa di studio, perchè in Polonia ci sono ancora molte difficoltà ed emigrare resta la scelta numero uno per un futuro migliore. Però ora sa che, anche se andrà via dalla Polonia, resterà sempre “a casa sua”.
