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Premio per i giovani giornalisti sull’Europa

I giovani si costruiscono l’Europa

21 aprile 2011

Vivere in un paese fino a vent’anni e poi emigrare, da quando abitare nell’Unione Europea significa stare in un solo grande paese, sempre più ragazzi decidono di studiare fuori e spesso ci rimangono. Questo articolo di Elisabetta Terigi, della Scuola di giornalismo di Perugia, si è classificato secondo ex aequo al primo concorso per i giovani giornalisti sull'Europa, patrocinato dalla rappresentanza in Italia della Commissione europea e assegnato nell'ambito del quinto Festival internazionale di giornalismo di Perugia. Erasmus, Comenius, Leonardo da Vinci, non sono solo i nomi di grandi pensatori europei del passato, ma anche di programmi finanziati dall’Unione Europea per formare i giovani e per far nascere in loro quello spirito europeo che, secondo i più ottimisti,  farà dell’UE un’unica grande nazione. Spesso sono esperienze che cambiano la vita, come è successo a Francisco, Azzurra e Piero. Tutti e tre sono andati all’estero pensando di restarci un breve periodo, poi hanno trovato lavoro e sono soddisfatti di aver avuto questa opportunità.

Francisco Claudios, è un ingegnere spagnolo, non ha ancora 30 anni e lavora in Germania, in una delle aziende leader nel settore dell’auto a livello mondiale. È soddisfatto anche se sogna un giorno di tornare in Spagna. Per ora le sue condizioni lavorative non sono paragonabili a quelle del suo paese e, per questo, aspetta, sperando un giorno di tornare stabilmente dove è cresciuto. Come è finito a lavorare in Germania? Tutto è iniziato con un Erasmus a Dresda nel 2006 che doveva durare al massimo un anno. Fin dall’inizio parlava fluentemente tedesco ed inglese e non ha mai avuto problemi ad integrarsi. Senza l’esperienza in un’università tedesca però probabilmente non avrebbe mai trovato l’occasione lavorativa che ancora oggi lo trattiene in Germania. Si sente europeo e spagnolo allo stesso tempo. Con i tedeschi si trova bene, anche se ammette che non è sempre facile: «Chi è di religione musulmana o è di origine russa, anche se cittadino europeo, viene talvolta emarginato. Comunque – conclude – tutto dipende, ovviamente, dalle persone che trovi». Ingegneri uomini, ma non solo.

Azzurra la Torre ha trent’anni, è ingegnere delle telecomunicazioni e ha un contratto a tempo indeterminato in Deutsche Telekom. Nel 2008 ha deciso di partire per l’Erasmus e scrivere la tesi specialistica all’estero. Per mettersi alla prova ha scelto Berlino dove è rimasta quasi un anno. Un’esperienza formativa importante, a livello professionale e umano. Imparare a confrontarsi con una cultura diversa dalla sua di cui inizialmente non conosceva neppure la lingua. «Per fortuna i tedeschi, non hanno problemi con l’inglese!», dice Azzurra. Berlino le è così piaciuta che ha deciso di provare a fare anche un tirocinio oltralpe. Attraverso internet ha trovato l’occasione di uno stage di sei mesi alla T Mobile a Münster, sempre in Germania, e così ha avuto la possibilità di fare un colloquio per la sede centrale di Deutsche Telekom a Bonn, dove ora lavora stabilmente da più di un anno. Ormai ha imparato anche il tedesco, lingua che a lavoro usa quotidianamente oltre all’inglese. Sulla sua vita in  un altro paese europeo dice: «Direi che in Germania mi sento fra concittadini. Però non dimentico mai la mia identità italiana e ne sono molto contenta».

Ed infine la storia di Piero Gamarra, fisico delle tecnologie avanzate, che si è laureato all’Uni­versità di Torino nel 2009 e da due anni dottorando a Parigi. L’occasione di partecipare al programma finanziato dall’Unione Europea con una borsa di studio Marie Curie gli è «letteralmente caduta in testa». Negli istituti di ricerca dell’Île de France cercavano giovani scienziati, mentre Piero aveva appena finito la sua carriera accademica e sognava di continuare a far ricerca, ma non immaginava che il suo sogno potesse realizzarsi così presto. Per poter ricevere la borsa di studio intitolata alla scienziata di origine polacca è necessario vivere e svolgere le ricerche in un paese diverso da quello in cui si è nati e vissuti durante il corso degli studi. Questo è fondamentale per incoraggiare la mobilità internazionale dei giovani europei. La borsa di studio è finanziata dall’UE nell’ambito del settimo programma quadro che riunisce tutte le iniziative in Europa che hanno per obiettivi la crescita, la competitività e l’innovazione. Così si concretizzano i buoni propositi, messi per iscritto nel trattato di Lisbona del 2007, che recitano così: «l'economia dell’UE deve basarsi sulla conoscenza più dinamica e competitiva del mondo».