Antonio Tajani: “Per combattere l’euroscetticismo occorre vincere la sfida della crescita”
4 maggio 2012
A margine del Festival internazionale del giornalismo di Perugia, che si è svolto dal 25 al 29 aprile, Presseurop ha intervistato il vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo all'Industria, Antonio Tajani, e il ministro italiano degli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi.
Presseurop: Ministro Moavero Milanesi, secondo lei, siamo usciti o no dalla crisi?
Se parliamo della crisi economica, non ne siamo ancora usciti perché è una crisi di una tale portata e di cui è difficile identificare i confini. Però in Europa stiamo facendo quanto necessario per uscirne non solo nei tempi più rapidi — questo dipenderà dalla congiuntura globale nel mondo –— ma anche nei modi migliori, e questa seconda cosa per l'Europa è la più importante.
Vicepresidente Tajani, lei è appena tornato da una visita in diversi paesi europei sottoposti a pesanti cure di austerità nell'ultimo anno — la Grecia, l'Irlanda e la Spagna — due dei quali hanno visto la gestione del loro bilancio presa in mano dalla troika UE-BCE-FMI e nei quali l'opinione pubblica è spesso critica nei confronti dell'Europa. Che impressione ha avuto della situazione sul posto e dell'umore dei cittadini?
Sono andato in Irlanda e in Grecia a portare messaggi che non riguardano i sacrifici — necessari — che devono essere fatti in quei paesi in maniera più forte rispetto a quanto dovrà essere fatto in altri paesi. Sono andato a portare messaggi che riguardano l'azione per la crescita, cioè quello che occorre fare sull'altro fronte per uscire dalla crisi. Il rigore è necessario ma non sufficiente: fare politiche soltanto di rigore significa non risolvere i problemi. Rigore e crescita sono i due fronti sui quale occorre agire. Come commissario all'Industria sono andato a parlare anche di investimenti. Noi abbiamo un periodico competitivness proofing che ci dice che l'Irlanda è uno dei paesi al mondo dove ci sono le condizioni migliori per fare gli investimenti e questo è stato accolto positivamente sia dalla stampa che dal primo ministro Enda Kenny.
In Grecia invece sono andato a parlare di piccole e medie imprese. Abbiamo organizzato con il governo greco un evento al quale hanno partecipato le imprese europee e le imprese greche. Un messaggio di solidarietà; la prima tappa di un processo che ne avrà presto una seconda e nella quale le imprese del resto d'Europa e greche insieme organizzeranno un evento per parlare concretamente di come poter agire assieme per la Grecia. Anche questo messaggio è stato accolto positivamente perché la Grecia ha capito che l'Europa non è solo un soggetto che chiede sacrifici ma anche un soggetto che aiuta paesi in difficoltà.
Nell'ultimo anno anno ci sono state in Grecia diverse manifestazioni di piazza ostili alle misure di austerità del governo e anche una certa insofferenza nei confronti delle istituzioni comunitarie che hanno chiesto quelle misure. Ha percepito questo sentimento?
C'è un sentimento euroscettico, e non soltanto in Grecia, ma un po' dappertutto. Non dobbiamo fare finta di niente né demonizzarlo. Dobbiamo capire quali ne sono le ragioni. Accettare la sfida che rappresenta, per vincerla con risposte politiche concrete. Le risposte positive concrete sono quelle dell'azione positiva a favore della crescita: aiuti all'economia reale, sviluppare il mercato interno, avere una politica industriale moderna, competitiva ed europea e forte sostegno alle piccole e medie industrie. Se noi sapremo svolgere quest'azione, quindi dare risposte ai problemi dei cittadini, avremo vinto la sfida. In Grecia nascono movimenti di estrema destra e di estrema sinistra. Non credo che ci siano nostalgici del comunismo e del fascimo: sono persone che sono scontente e preoccupate per quello che succede e reagiscono rivolgendosi a coloro i quali si oppongono alla cultura democratica perché ritengono che la democrazia europea non è in grado di risolvere i problemi. Invece noi dobbiamo dimostrare —per vincere una partita democratica —che l'Europa è in grado di risolvere questi problemi e che l'Europa politica è l'unico strumento per essere competitivi nel mondo e permettere a questo continente, a mezzo miliardo di persone, di poter avere una prospettiva positiva nei prossimi anni.
Ministro Moavero Milanesi, a proposito di euroscetticismo, l'Italia sembra essere l'unico paese soggetto a misure di rigore in nome dell'Europa nel quale però l'Europa è ancora abbastanza popolare. Come se lo spiega?
Non parlerei di misure di austerity né di misure chieste dall'Europa. Il nostro paese si porta dietro dagli anni Ottanta del secolo scorso un forte debito pubblico che abbiamo prodotto noi e che è il risultato di scelte politiche fatte all'epoca e che è a tutt'oggi l'unico dato critico della situazione italiana. Le misure che il nostro governo ha adottato e quelle adottate dai governi precedenti sono importanti per ridare stabilità e sicurezza alla nostra situazione nazionale. Richiedono a tutti i cittadini un sacrificio contributivo particolare e importante, ma non le definirei di austerity: servono a ridare quella sicurezza che è la base fondamentale per far ripartire il paese. Accanto a formule come sacrificio e contributo, abbiamo, come governo, adottato importanti riforme, che noi riteniamo necessarie per il nostro paese e che in numerosi paesi europei e in giro per il mondo erano state adottate in passato. Pensiamo alle liberalizzazioni, alle semplificazioni amministrative e alle altre misure di cambiamento di alcune realtà istituzionali. Il tutto per dare un nuovo slancio al paese.
Sono alcune tappe su un cammino che ha la sua base nel necessario e indispensabile rigore, per rimettere il convoglio sul binario corretto, ma che si ricollega direttamente all'esigenza della crescita, sia al livello europeo che internazionale.
L'euroscetticismo non emerge in modo così violento o evidente in Italia perché i cittadini si rendono conto che i sacrifici richiesti loro lo sono in chiave nazionale e non sono dettati da un'agenda stabilita in Europa. Poi perché, a differenza della terminologia correntemente utilizzata, i cittadini si rendono conto che l'Europa non è un'entità terza che ci impone sacrifici e ci elargisce benefici, ma è un'entità della quale siamo pienamente parte. E il nostro governo cerca, attraverso un dinamismo di azione, di essere efficace in questa entità. Per questo il nostro governo è stato tra i primi ad aprire il discorso sull'esigenza della crescita a livello dell'Unione europea.
Vicepresidente Tajani, la Commissione europea ha spinto per l'adozione dell'Accordo sul copyright e contro la contraffazione, meglio noto come Acta e ha raccomandato la sua ratifica da parte dei Ventisette. Ma, in seguito alle manifestazioni contro Acta in diversi paesi europei, in particolare in Europa centrale e orientale, a causa del suo carattere repressivo nei confronti della pirateria online, il Parlamento è orientato verso una bocciatura. Come viene percepito questo alla Commissione?
Il Parlamento è sovrano. Sono stato per quindici anni parlamentare europeo e non voglio commentare le sue decisioni. In alcune occasioni ci possono essere delle divergenze, e questo è il gioco democratico. Si può essere più o meno d'accordo, ma il Parlamento rimane sovrano in democrazia. Potevamo aspettarci una risposta diversa, ma questa è stata e dobbiamo prenderne atto.
E quindi Acta sarà abbandonato, almeno per quanto riguarda l'Unione europea?
Vedremo. Il commissario al Commercio Karel De Gucht, il presidente Barroso e il collegio decideranno in conseguenza.
nota: il 4 maggio, la commissaria europea all'Agenda digitale Neelie Kroes ha riconosciuto che Acta non è più all'ordine del giorno in Europa.
Intervista realizzata da Gian Paolo Accardo.