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Relazioni estere

Troppo buoni per la diplomazia

2 marzo 2010

Il fuoco incrociato della stampa europea sull'Alta rappresentante Ue per gli affari esteri Catherine Ashton non accenna a placarsi. Le ultime salve vengono da Guardian ed El País, che, tanto per cambiare, se la prendono con l'inesperienza dimostrata da Ashton e con la sua incapacità a tutelarsi da ingerenze e conflitti d'interesse altrui.

Se questi sono argomenti ormai triti, il blog di Charlemagne sposta invece la mira su un obiettivo attiguo ma finora relativamente ignorato: il Servizio europeo di azione estera (Eeas), ovvero il nascente corpo diplomatico dell'Unione che agli ordini di Ashton dovrebbe nientemeno che dotare l'Europa della sospirata linea comune in politica estera.

"Un ambasciatore, dice un vecchio adagio, è una persona onesta mandata all'estero a mentire in nome del proprio paese". Ma il corrispondente da Bruxelles dell'Economist ha seri dubbi che la trasparenza che regna nelle istituzioni europee possa andare d'accordo con questa massima.

Se molti degli stati membri di dimensioni medio-piccole sono entusiasti all'idea di non dover più mantenere un'ambasciata negli angoli più sperduti della Terra, ora che possono delegare il lavoro di cancelleria alle nuove sedi diplomatiche dell'Unione, pesi massimi come Francia e Gran Bretagna non vorranno mai rinunciare alla loro libertà di manovra: "Appena la posta in gioco si farà importante, qualcuno avrà sempre l'interesse a rompere le righe".

Quel che è peggio, "in un'Unione a 27 membri non possono esserci segreti, per cui le diplomazie nazionali non condivideranno mai le loro informazioni più sensibili con l'Eeas. Gli euro-diplomatici potranno mai fidarsi abbastanza da riferire a Bruxelles delle perfidie britanniche, della nociva influenza dei mercanti d'armi francesi o del ruolo ambiguo degli imprenditori tedeschi?"

E allora, si chiede Charlemagne, cosa rimane da fare all'Eeas? "Il timore è che finirà per limitarsi alle relazioni estere basate sui programmi di sviluppo, proprio come ha fatto finora la Commissione europea. [...] Purtroppo il mondo è pieno di cattivi a cui bisogna saper mentire. Se la diplomazia europea non è in grado di farlo, ha ancora senso chiamarla diplomazia?"