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Economia

Bancarotta, con quante "I"?

pubblicato il 08 febbraio 2010   |  

Sarà una magra consolazione, ma tra un disastro e l'altro la crisi finanziaria ha trovato il modo di giovare all'immagine dell'economia italiana. Fino a qualche tempo fa, infatti, il nostro paese figurava a pieno titolo nel club dei membri Ue in difficoltà col bilancio, riuniti sotto il poco lusinghiero acronimo Pigs (maiali): Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. La crescente preoccupazione per le possibili conseguenze delle loro difficoltà sull'area euro e l'indubbio appeal mediatico della sigla (la cui paternità parrebbe appartenere a Newsweek) avevano subito decretato il suo successo, nonostante le proteste degli interessati. Poi vennero la crisi e l'implosione della finanza internazionale e delle economie che avevano puntato tutto su di essa, tra cui l'Irlanda, che ha allungato la sigla in "Piigs". 

Ma, forse per la minor attinenza metaforica, forse per l'inopinata resilienza della gestione "no global" del ministero di Giulio Tremonti, diverse fonti hanno ben presto ripristinato la forma originaria, con Dublino a fornire la vocale al posto di Roma. Il gruppo Unicredit ne ha approfittato per avanzare una bizzarra richiesta di riconoscimento del passaggio di consegne: "La I sta per Irlanda e non per Italia, che grazie ai maggiori risparmi privati e alla miglior gestione delle finanze pubbliche si trova in una posizione significativamente più forte". Su Business Week, Eric Nielsen di Goldman Sachs conferma: "L'Italia è in una situazione migliore rispetto agli altri paesi del sud Europa, ed è l'unica ad avere delle prospettive di stabilità". Ma la battaglia per la riabilitazione si annuncia lunga, dato che parecchie fonti, Times compreso, continuano a scrivere Piigs. Nel dubbio, forse, sarebbe meglio fare come la Barclays, che ha vietato ai suoi dipendenti di usare la controversa sigla: in caso di ulteriori collassi la terminologia economica finirebbe per assomigliare a una partita di Scarabeo, come dimostra il Daily Telegraph.