José Ignacio Torreblanca
Esperto di questioni comunitarie, José Ignacio Torreblanca è professore di scienze politiche presso la Uned (Università nazionale per l'istruzione a distanza), in Spagna. Cura personalmente un blog di discussione e analisi sull'Europa e collabora regolarmente col País. Dirige la sede spagnola del Consiglio europeo per le relazioni internazionali.
Il 2011 è stato terribile, ma l’anno appena iniziato rischia di essere ancora peggio. La crisi potrebbe obbligare i 27 a scegliere tra la Grecia e il Regno Unito. E ancora una volta toccherà a Berlino decidere.
Il 20 novembre le elezioni spagnole sanciranno l'ennesimo cambio di governo provocato dalla crisi dell'eurozona. Ma i sacrifici dei paesi periferici non serviranno a niente finché la Germania non si deciderà a fare il passo che tutti attendono.
La crisi ha mostrato i limiti della politica di fronte allo strapotere dell'economia e i movimenti popolari denunciano la distanza dei sistemi occidentali dai loro cittadini. Il modello rappresentativo non è più inattaccabile.
Il paese che va alle urne il 12 giugno non è più il vicino povero e arretrato che Bruxelles ha snobbato per anni, ma una potenza affermata che rappresenta per la regione un modello ben più attraente di un'Europa in declino.
Mentre la crisi libica e le rivolte arabe sconvolgono i confini meridionali dell'Unione, l'Alta rappresentante è stata criticata per la sua totale assenza dalla scena. Ma la colpa non è solo sua: i paesi membri devono dare un senso all'istituzione del Seae.
Nei momenti cruciali della storia, le grandi potenze elaborano delle linee guida per indirizzare la propria azione. Quella dell'Unione di fronte alle rivolte arabe sembra ispirata al vuoto assoluto.
Di fronte alla repressione in Tunisia l’Ue dovrebbe applicare le stesse "sanzioni intelligenti” usate nel 2006 contro il regime bielorusso di Aleksandr Lukashenko, scrive José Ignacio Torreblanca.
I sei mesi passati alla guida dell'Unione sono stati duri per il governo spagnolo. La crisi, il trattato di Lisbona e le divisioni hanno condizionato la sua azione. Bilancio dell'ultima vera presidenza a rotazione.
Il nuovo Servizio europeo d'azione esterna dovrebbe coordinare e snellire la ridondante rappresentanza diplomatica dei paesi dell'Unione. Ma dovrà affrontare la riluttanza degli stati a cedere poteri e la lotta tra le istituzioni che vogliono controllarlo.
Il terremoto di Port-Au-Prince rappresenta la prima vera prova per l'Europa post-Lisbona. Le nuove istituzioni si riveleranno capaci di gestire l'emergenza?
Alla conferenza di Copenaghen il principale ostacolo a un accordo sul clima è stata la sovranità degli stati. La soluzione, secondo il politologo José Ignacio Torreblanca, è seguire l'esempio dell'Ue in due settori: tecnologia e istituzioni.
Rieletto dopo complesse manovre, il presidente della Commissione José Manuel Barroso deve adesso esprimere una politica al servizio dell'Unione. Coesione interna, allargamento e relazioni con i paesi vicini devono essere le direttrici della sua azione, osserva il politologo José Ignacio Torreblanca.
Fin dall'inizio della crisi, i governi nazionali hanno ignorato le raccomandazioni di Bruxelles e il suo operato in materia economica. Eppure, l'Unione europea e la moneta unica sono stati fondamentali per il salvataggio dal fallimento di alcuni stati membri. Secondo El País, l'Europa starebbe meglio se i governi avessero agito in modo meno unilaterale.