Gideon Rachman
Dopo quindici anni all'Economist, dal luglio 2006 Gideon Rachman lavora per il Financial Times, dove cura una rubrica settimanale. Ha anche un blog che si occupa di politica estera americana, di Europa e di globalizzazione.
Durante la campagna elettorale il prossimo presidente francese ha promesso di opporsi alla linea tedesca del rigore. L’affermazione dei partiti antagonisti ad Atene rischia di metterlo subito con le spalle al muro.
Il tracollo finanziario ha messo fine al monopolio ideologico dei sostenitori del libero mercato. Ma nessuna delle teorie economiche alternative sembra capace di affermarsi al suo posto.
La nomina di governi tecnici in Italia e Grecia è stata definita da più parti una sospensione della democrazia. Ma solo figure al di sopra delle parti possono fermare la radicalizzazione della politica innescata dalla crisi.
Nonostante siano stati raramente messi in relazione, i problemi di bilancio di Washington e Bruxelles hanno radici e caratteristiche molto simili. E per entrambe la soluzione appare ugualmente lontana.
A Londra è in corso una conferenza internazionale sul futuro della Libia. Ma l'intervento contro Gheddafi è l'iniziativa di potenze ormai decadute, e i paesi emergenti non vogliono prendere il loro posto.
Dopo la pubblicazione di oltre 90mila documenti segreti il successo della missione Isaf è sempre più in dubbio. La Nato dovrebbe abbandonare l e dispendiose tattiche di controinsurrezione e concentrarsi sulla lotta al terrorismo.
Il piano da 750 miliardi approvato a Bruxelles ha permesso all'Europa di guadagnare tempo. Ma nel lungo periodo l'unica via d'uscita è una rigida dieta di sacrifici.
Rafforzata dalla ratifica del trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda, l’Unione europea potrebbe ora aspirare al ruolo di potenza globale. Secondo Gideon Rachman, però, è il G20 la piattaforma ideale per soddisfare le sue ambizioni.