Come arginare la violenza contro i rom?

Il funerale di Robert Csorba e di suo figlio a Tatarszentgyörgy, il 3 marzo 2009 (Afp)
La polizia ungherese non è ancora riuscita a porre fine alle violenze contro i rom a cui sta assistendo il paese. Le indagini sono a un binario morto, nonostante la collaborazione con l'Fbi. L'esempio di Tatarszentgyörgy, piccola città al centro dell'Ungheria.
"Questa città è sotto la sorveglianza dei suoi cittadini", annuncia un segnale all'entrata di Tatarszentgyörgy a tutti i visitatori. Nonostante questo, però, le persone che pattugliano il centro della città non hanno potuto far nulla per salvare la vita di due loro concittadini, un padre e suo figlio di cinque anni, vittime della violenza contro i rom lo scorso 23 febbraio, né per prevenire il verificarsi di ulteriori crimini contro le minoranze. A un primo sguardo, Tatarszentgyörgy fa ancora una buona impressione. Dopo l'ingresso dell'Ungheria nell'Unione europea, molte città e paesi, compreso questo, sono stati attivamente impegnati in attività di restauro, grazie alle sovvenzioni provenienti da Bruxelles.
"Le vittime sono sempre i più poveri, quelli che vivono alla periferia dei paesi, al confine con la foresta", ha spiegato il portavoce della comunità rom a Budapest. In una strada dove vivono insieme ungheresi e rom, un residente ci porta alle rovine di una casa con le pareti gialle. Questo è quello che resta dell'abitazione di Robert Csorba, che viveva qui con la moglie e i tre figli. Il 23 febbraio, all'una del mattino, la sua casa è stata invasa dalle fiamme. Lui e la sua famiglia hanno tentato di fuggire correndo verso il bosco, ma sono stati falciati da una raffica di colpi sparati con armi da fuoco. Robert, 27 anni, e suo figlio sono morti, la moglie e due figlie sono gravemente ustionate. Secondo la polizia, l'incendio è stato causato da un corto circuito e le vittime sono morte a causa delle ustioni. Il governo però ha deciso di intervenire nella vicenda, incaricando un gruppo di investigatori della polizia di Budapest di condurre un'indagine realmente imparziale, che ha mosso i suoi primi passi negli ambienti dell'estrema destra e degli "usurai rom".
Il giorno prima della nostra visita alla famiglia di Robert Csorba, abbiamo incontrato Kisgergely Andras, 33 anni, vicecomandante della Magyar Garda, la Guardia ungherese (un gruppo paramilitare che è stato sciolto su ordine di un tribunale perché ritenuto responsabile di "incitamento all'odio"), e capo locale del partito di estrema destra Jobbik. Secondo lui, il successo di questo partito (15 per cento dei voti e tre seggi conseguiti alle ultime europee) si spiega con "la profonda insicurezza" del paese, in cui il furto con scasso è diventato un reato comune. Andras accusa i rom di adottare il crimine come "stile di vita e metodo di sostentamento", se la prende con l'eccesso di servizi sociali che vengono loro prestati ed elenca un catalogo di misure repressive, compresa la pena di morte, la cui introduzione dovrebbe contribuire a risolvere il problema. Un sentimento condiviso dagli autori del duplice omicidio di Tatarszentgyörgy e da una parte della popolazione che, come gli investigatori di Budapest hanno scoperto, è particolarmente esposta al clima di tensione creato dalla Guardia ungherese e dal partito Jobbik e sostiene le loro azioni. Ciò spiega perché, nonostante l'aiuto di profilatori dell'Fbi, le indagini della polizia siano ancora in fase di stallo.
I rom, vittime della violenza
Negli scorsi mesi, l'Ungheria è stato teatro di una serie di violenze senza precedenti nei confronti dei rom. Otto persone sono state uccise in un anno, secondo uno schema analogo a quello di Tatarszentgyörgy. Il Frankfurter Rundschau racconta che dopo avere negato a un lungo l'esistenza di un collegamento tra i vari omicidi, ricevendo l'accusa di parzialità, la polizia ungherese oggi non esclude che dietro i delitti ci siano motivazioni razziste. Intanto, ha mobilitato più di un centinaio di investigatori e ha messo a disposizione la cifra di 370 mila euro per chi potrà essere d'aiuto a identificare i colpevoli. I profilatori americani dell'Fbi cercano il supporto di altri professionisti, sfruttando così un esercito di "ex militari e poliziotti, cacciatori di taglie e membridella legione straniera francese".
Nel frattempo, aumenta la pressione sui 600 mila membri della minoranza rom in Ungheria: indebolita dalla crisi economica, vittime della propaganda di Jobbik e la Guardia ungherese, che martella quotidianamente sulla "criminalità zingara" e propone di negare loro i diritti civili. Secondo il quotidiano tedesco, la propaganda comincia a dare i suoi frutti: "Alcuni sondaggi sostengono che il 50 per cento degli ungheresi crede che i rom siano geneticamente portati a delinquere".