Turchia: A muso duro
2 marzo 2011
Frankfurter Rundschau
Francoforte

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan al parlamento di Ankara.
Durante la sua visita in Germania, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha abbandonato i tradizionali toni deferenti. Grazie alla sua ascesa economica e geopolitica, il suo paese non si fa più guardare dall'alto in basso dall'Europa.
Tayyip Erdogan ha sfoggiato il suo ruolo da parata: quello del premier di tutti i turchi – anche di quelli che ormai da due generazioni hanno la cittadinanza tedesca. In questa veste il primo ministro ha fatto il suo ingresso a Düsseldorf, accolto da diecimila cittadini di origine turca.
Tre anni fa a Colonia, in un bagno di folla simile, Erdogan aveva scatenato polemiche affermando che “l'assimilazione” è un “reato contro l'umanità”. La frase è stata ripetuta alla lettera anche stavolta, ma con l'aggiunta del chiarimento: “io dico di sì all'integrazione”. In ogni caso, durante il suo tour in Germania il premier turco ha dimostrato di avere una percezione selettiva della realtà. Nessuno può ignorare i diritti delle minoranze, ha avvertito Erdogan; i curdi di Turchia si chiederanno come mai questo non vale anche per loro. Ognuno ha il diritto di vivere il proprio credo, ha poi dichiarato; ma i cristiani in Turchia non sembrano godere di questa libertà. Alle potenze occidentali Erdogan ha rimproverato di essere rimaste mute durante le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia; ma è Erdogan stesso che ha detto no alle sanzioni contro la Libia per proteggere gli interessi economici turchi. Erdogan pensa di potersi permettere queste contraddizioni. La Turchia appare sempre più sicura di sé, e questo si avverte anche a Bruxelles. In seguito a interminabili colloqui, i diplomatici europei erano arrivati ad un accordo con Ankara, secondo il quale la Turchia si sarebbe impegnata a respingere gli immigrati illegali che cercano di raggiungere l'Europa passando per il suo territorio. Ma adesso Ankara ha dichiarato che il patto non sarà firmato né rispettato, perché l'Europa continua a richiedere il visto per i cittadini turchi. Inoltre la Turchia ha aperto le sue frontiere: da quando fa entrare senza visto nel suo territorio siriani, giordani, marocchini e algerini, ogni giorno centinaia di immigrati illegali arrivano in Grecia da questi paesi passando per la Turchia. Così, con la questione del visto Ankara cerca di fare pressione sull'Ue. La Turchia non è più docile e mansueta con l'Europa, ormai fa la voce grossa. Questa nuova sicurezza deriva dalla crescita economica. Solo un decennio fa la Turchia era sull'orlo della bancarotta, oggi si piazza al diciassettesimo posto nella classifica delle economie mondiali. Se entrasse nell'Ue sarebbe la settima potenza europea.
Un modello per gli arabi
Chi è potente economicamente ha anche peso politico. La Turchia inizia a sviluppare i contorni di una potenza regionale. È vero, i turchi, in quanto discendenti degli ottomani che hanno dominato la regione per secoli, non raccolgono solo simpatie nel mondo arabo. Eppure oggi molti arabi vedono proprio nella Turchia un modello da seguire – non solo per il boom economico, ma soprattutto perché dimostra che Islam e democrazia non sono inconciliabili. Anche se dal punto di vista europeo la democrazia turca deve ancora fare molta strada. La Turchia guarda ormai sempre più a est, e molti si chiedono cosa significhi questo per la prospettiva europea del paese. Erdogan non si stanca mai di assicurare che l'ingresso nell'Ue rimane una priorità. Ma suona più che altro come una formula di convenienza. Da quando cinquant'anni fa ha bussato per la prima volta alle porte dell'Europa, la Turchia è molto cambiata. Ormai il ruolo “dell'umile postulante” non le si addice più, ha sottolineato Erdogan recentemente. Molti turchi si sono già allontanati mentalmente dall'Europa: ormai solo il 38 per cento della popolazione è a favore dell'ingresso nell'Ue, mentre tre anni fa era il 66 per cento. Lo scrittore Orhan Pamuk ha detto che “il sogno rosa dell'Europa in cui hanno creduto tutti” si è ormai dissolto – forse perché la Turchia non è più povera come una volta; forse anche perché non è più governata da un esercito, ma ha una solida società civile. La Turchia ormai va per la sua strada. E non sembra che porti verso l'Europa. (traduzione di Nicola Vincenzoni)