La sfida di Sarkozy e Berlusconi alla Commissione europea non riguarda solo la questione dei nomadi. Sono in gioco la preminenza dei principi comunitari su quelli nazionali e la stessa ragion d'essere dell'Unione.

La risposta sopra le righe del governo francese alle critiche della commissaria Ue Viviane Reding ha segnato un'escalation nel confronto sull'espulsione dei rom, soprattutto dopo che al Consiglio europeo del 16 settembre il presidente francese ha trovato una sponda in Silvio Berlusconi.

Ma oltre che per i nomadi, il neonato fronte franco-italiano potrebbe rappresentare un problema per la nozione stessa del diritto europeo. I due leader infatti hanno messo in discussione la legittimazione delle istituzioni europee a sanzionare le sue violazioni da parte dei governi nazionali, nota Barbara Spinelli su La Stampa.

"Quel che evidentemente hanno dimenticato, è che nel dopoguerra la Comunità nacque proprio per questo: per creare un nuovo diritto sovrannazionale, grazie al quale gli Stati non possono più compiere misfatti nel chiuso delle piccole patrie sovrane".

Di fronte a queste pressioni, la debolezza della Commissione non sembra capace di resistere a lungo: "L’esecutivo di Barroso avrebbe obbedito alla politica privatizzata, se il Parlamento europeo non avesse condannato le pratiche d’espulsione con voce alta".