Il matrimonio tra Francia e Germania è sempre più in crisi, e insieme a esso la coesione dell’intera Unione europea. La disputa sull’euro sta erodendo la fiducia reciproca a vista d’occhio.
All'esterno cercano di apparire compatti. I governi dell'Ue hanno approvato la manovra di aiuto alla Grecia, il piano di salvataggio dell'euro da 750 milioni, nuove regole sui fondi speculativi e hanno persino affrontato la delicata questione della tassazione delle transazioni finanziarie. Ma le apparenze ingannano. Dietro le quinte si muovono forze centrifughe potenzialmente distruttive.
Altro che unità: nel drammatico momento della crisi si è scatenata una selvaggia lotta per il potere, le istituzioni vengono bypassate, spuntano iniziative indipendenti e i partner non contano più nulla. Tra i due attori principali, Francia e Germania, si è spalancato un nuovo abisso.
Un primo segno della rottura è arrivato con le improvvise pressioni del governo tedesco sul divieto delle vendite allo scoperto. Giovedì si è tenuta a Berlino – al di fuori della cornice dell'Ue – una conferenza internazionale sulla regolamentazione dei mercati finanziari. “La Germania si sta allontanando dall'Unione Europea”, ha commentato un alto rappresentante del governo nel Consiglio europeo.
“Queste misure sarebbero molto più efficienti se fossero applicate a livello europeo”, ha ricordato il commissario europeo al mercato interno Michel Barnier. Ma le istituzioni europee sono ormai vittime di un conflitto di interessi: quello tra Parigi e Berlino.
I retroscena del summit convocato d'urgenza il 7 maggio sono venuti a galla solo in seguito: i lavori sono cominciati con due ore di ritardo a causa del colloquio preliminare tra la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Mentre gli altri capi di governo attendevano, i due si sono affrontati in un feroce duello. A quanto dicono i membri delle delegazioni, al centro della discussione non c'era solo il pacchetto di salvataggio dell'euro, ma anche la politica monetaria della Banca centrale europea, il coordinamento economico e il patto di stabilità dell'euro.
Quando sono entrati nella sala del congresso, Merkel e Sarkozy avevano ancora i volti tirati. E anche in presenza degli altri 25 capi di stato e di governo hanno proseguito il loro scontro. Sarkozy ha persino battuto i pugni sul tavolo minacciando di uscire dall'euro, ha raccontato in seguito il primo ministro spagnolo Jose Luis Zapatero.
Liberismo vs. dirigismo
Il presidente francese era riuscito a costruire con Italia, Spagna e Portogallo un fronte unito contro Merkel e la sua esitazione sulla crisi greca. “Ci è costata miliardi”, ha commentato un esponente del governo. Contro gli interessi tedeschi, Sarkozy ha ottenuto il controllo della Banca centrale, finora indipendente. La rottura sarebbe “ideologica e determinata dagli interessi nazionali”, sostengono gli osservatori. Da un lato ci sono Parigi e i paesi mediterranei, che cercano di sfruttare la crisi per ottenere finalmente il controllo sulla Banca centrale e una riduzione dei tassi di interesse e del valore dell’euro.
Oltre a tentare di forzare il coordinamento economico europeo per ridimensionare la competitività tedesca. Dall'altra parte c'è la Germania, che rifiuta qualsiasi concertazione e impone invece sanzioni sempre più dure per difendere la stabilità dell'euro. Sintomatico l'allarme lanciato mercoledì da Angela Merkel: “L'euro è in pericolo”. La cancelliera ha invocato una più severa “cultura del risparmio” da parte di tutti gli stati europei. Il ministro dell'economia francese Christine Lagarde ha subito replicato: “non penso affatto che l'euro sia in pericolo”.
“L'Ue sta attraversando una crisi di fiducia interna ed esterna”, ha dichiarato il politologo Paul Luif. Interna perché le istituzioni europee sono aggirate dagli accordi unilaterali, che compromettono la funzione di controllo della Commissione europea. Esterna perché alla comunità internazionale non si trasmette più l'immagine della stabilità. La caduta dell'euro è sotto gli occhi di tutti. Invece di risolvere i problemi e le divergenze strutturali “si cercano altri colpevoli, come gli hedge funds e gli speculatori”. (nv)