Berlino non vuole aiutare la Grecia e minaccia di espellere dall'euro i membri meno disciplinati. Ma l'economia più avanzata del continente dovrebbe avere più riguardo per la moneta unica: senza di essa, per le sue esportazioni sarebbe un disastro.
C'è stato un tempo in cui i tedeschi preferivano essere europei che tedeschi e l'Unione Europea era l'obiettivo irrinunciabile. Questo tempo è finito da un pezzo. Con la riunificazione il paese ha ricominciato a essere orgoglioso. Ma di che, poi? Da allora in ogni calcolo è sottintesa la domanda: cosa ci guadagna la Germania? A questo stato di cose si sono abituati ormai da tempo sia gli oppositori che i sostenitori del pensiero europeo. Ma nel dibattito di questi giorni sulla Grecia i toni nazionalistici hanno superato il limite. L'arroganza dei nostri deputati, funzionari e ministri, che credono di poter far passare gli abitanti della Grecia per stupidi, pigri e inaffidabili, è vergognosa.
Il traccheggiare della Merkel, che ha spinto gli speculatori a far alzare i tassi di interesse greci fino all'inevitabile bancarotta, dimostra un'incredibile mancanza di responsabilità nei confronti di Eurolandia – e tutto per un'elezione regionale. Questa ottusaggine, questa incapacità di riflettere, persino di porsi la domanda se anche il comportamento della Germania in questi 11 anni non abbia contribuito alle tensioni nell'Unione monetaria di oggi, chiariscono almeno una cosa: il problema non è tanto la Grecia quanto la Germania. Si è tentati di rispondere a questi neo-nazionalisti: uscite dall'euro, se proprio ci tenete! Resuscitate il caro estinto marco tedesco e lasciate alla Francia il governo dell'eurozona. Crogiolatevi nella vostra superiorità. Sarà un momento di euforia terribilmente breve, questo è poco ma sicuro.
Boom economico, ma per gli altri
Che succederebbe se la Germania davvero uscisse dall'euro? La conseguenza immediata sarebbe una rivalutazione della moneta tedesca di circa il 30 per cento rispetto all'euro. Un tale apprezzamento renderebbe le industrie francesi e italiane, ma anche a quelle olandesi, belghe e slovacche, incredibilmente più competitive sul mercato globale. Il resto dell'eurozona godrebbe di un vero e proprio boom delle esportazioni, e potrebbe finalmente crescere libero dalla soggezione tedesca. E dato che i francesi sono più bravi dei tedeschi a consolidare la ricchezza dello stato, essendo a ragione convinti che la soluzione sia la crescita e non i tagli, anche nel resto d'Europa si preparerebbero anni di prosperità.
Cosa succederebbe invece ai tedeschi e al loro marco? Sarebbe la fine della loro stabilità. Con la rivalutazione del marco il made in Germany diventerebbe troppo caro e le esportazioni subirebbero un crollo. La maggiore competitività altrui farebbe perdere terreno alle industrie tedesche. È così facile da prevedere. Crescerebbero la disoccupazione e l'indebitamento, perché più persone avrebbero bisogno di contributi sociali. La ricchezza che un tempo affluiva dalle esportazioni sarebbe prosciugata. Il costo del lavoro diventerebbe troppo alto, e i tagli agli stipendi sarebbero all'ordine del giorno.
Parte del problema
Si prospetterebbero anni di stenti. Con il ritorno del marco anche le banche e le assicurazioni si troverebbero in estrema difficoltà. Se dovessero ammortare da tutte le azioni di Eurolandia un 30 per cento, il settore subirebbe una perdita di 200 miliardi di euro. Ci vorrebbe una nuova operazione di salvataggio delle banche. L'indebitamento tedesco crescerebbe ancora di più. Perché 200 miliardi di ammortamenti? Perché la Germania, dall'introduzione dell'euro, ha accumulato 600 miliardi in azioni di altri paesi dell'Unione a causa del grande esubero delle esportazioni.
La storia insegna che anche la Germania ha giocato in maniera spericolata, come la Grecia. Se da una parte gli aumenti salariali sono stati eccessivi, dall'altra sono stati insufficienti. Le tensioni all'interno dell'Unione monetaria si possono risolvere solo insieme. Un prestito alla Grecia da 9 miliardi di euro non è niente rispetto all'isolamento della Germania. Dell'uscita – o sull'espulsione – di uno qualsiasi dei paesi dell'Unione non bisognerebbe neanche parlarne. (nv)
