Nelle mani del computer

I voli cancellati all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, 17 aprile 2010
Il blocco del traffico aereo nei cieli d'Europa non è stato deciso in base all'osservazione empirica della nube vulcanica, ma da una simulazione al computer. Di fronte all'incertezza della natura, sempre più spesso l'uomo abbandona le sue responsabilità in favore della tecnica.
Klaus Walher, portavoce della compagnia aerea Lufthansa, è un uomo che crede nella scienza. Eppure, osservando il cielo europeo desolato e sgombro, lamenta la mancanza d'intuizione e di buon senso. Walher vuole solo volare. La sua opposizione al blocco aereo è un passo importante nella storia della "critica della tecnologia", una pietra miliare nella storia della società moderna che si priva del potere dei modelli matematici da essa stessa creati.
Le compagnie aeree, naturalmente, difendono prima di tutto i loro interessi. Però Walher non è uno che sacrifica la sicurezza sull'altare del profitto. Anche chi non ha confidenza con i voli aerei, in questi giorni, ha la sensazione che la nube invisibile che paralizza il traffico non sia fatta di cenere e polvere, ma da un mucchio infinito di dati. Le conseguenze scaturite oggi da un'esplosione vulcanica domani potrebbero innescarsi per qualsiasi altro imprevisto, geologico, economico o sociale che sia. Una simulazione informatica paralizza la circolazione aerea, con perdite di centinaia di milioni di euro al giorno. Cosa potrà accadere domani? Quale sarà il prezzo da pagare?
Un mondo di spettatori
La catena decisionale che ha portato al blocco dei voli su tutto il continente europeo si è attivata senza osservazione empirica né comparazione di dati. La simulazione su cui il mondo intero sta facendo affidamento viene dal Met Office, l'ufficio metereologico britannico. La prudenza delle autorità è comprensibile. Chi vorrebbe essere responsabile di un incidente? Non si tratta nemmeno di criticare per principio la pertinenza delle simulazioni. Il problema è che le simulazioni sono trattate come fatti compiuti e le decisioni sono prese senza tenere conto di altri elementi come l'esperienza e l'intuizione. Per non parlare del buon senso.
Ci sono delle zone senza nubi? È possibile effettuare qualche volo di ricognizione per conoscere l'effettiva posizione delle ceneri? Pare di no. Una simulazione è stata ritenuta sufficiente, e ha sconvolto il destino di milioni di persone e paralizzato l'Europa. La simulazione ha prodotto i propri algoritmi sociali, e il margine di manovra per le autorità è praticamente inesistente. I politici sono uomini, ma in fondo non possono fare altro che agire come algoritmi. Gli stessi algoritmi che in occasione della crisi finanziaria hanno scatenato una moltitudine di reazioni sui mercati.
Improvvisamente tutti si trovano a fare da spettatori: i passeggeri, i piloti, i meteorologi, le autorità. Una risposta umana alla "legge della macchina" non è più possibile. Il grado di complessità dei calcoli è vertiginoso. Il "destino" non esiste più. Ma se così è, non c'è nemmeno responsabilità giuridica. La simulazione ha ragione anche in caso di catastrofe. Secondo il matematico statunitense Steve Strogatz i computer possono effettuare in un attimo calcoli impensabili anche per i matematici più brillanti. Siamo alle porte di un nuovo autoritarismo: il sapere è uno sport per spettatori. Possiamo applaudire o fischiare, ma non possiamo comprendere. Non sappiamo come fa il computer ad arrivare alle sue conclusioni.
Tutto prevedibile
La simulazione diventa una profezia. In un'epoca dominata dal social network, ci affidiamo a simili previsioni anche riguardo agli esseri umani. L'autorità della Florida responsabile della detenzione dei minori ha dichiarato che pubblicherà la sue "previsioni" sul futuro dei delinquenti, ottenute mediante un software progettato da Ibm. Un sistema simile, basato sulle "predictive analysis" (analisi predittive), è utilizzato anche dalla macchina giudiziaria britannica. Studi sul potere predittivo di Twitter o Google dimostrano che queste previsioni sono sorprendentemente esatte.
Se siamo in grado di prevedere con certezza scientifica la circolazione sicura dei velivoli, ma anche la mobilità sociale, le capacità intellettuali e la salute, allora in pratica le autorità possono controllare la vita delle persone. Lo stanno già facendo in alcune aziende. Oggi il tuo aereo è fermo. Domani potrebbe essere bloccata la tua carriera. Le persone più anziane potrebbero credere che dietro lo scetticismo davanti a questo nuovo potere si nasconda la nostalgia per un'era preindustriale. Ma non è così. Si tratta piuttosto di trovare una reazione al mondo dei computer. La critica è un dovere della società moderna, e gli strumenti che ci restano sono l'empirismo e l'intuizione. Se non ne saremo capaci, resteremo a terra. (as)
Natura contro modernità
"Nella regione caraibica si usa dare un nome alle tempeste, come Katrina. La nube islandese meriterebbe il nome di Ubris", scrive Jean d'Ormesson su Le Figaro. "Gli antichi greci definivano così l'orgoglio che accecava gli uomini ebbri della propria potenza", ricorda lo scrittore francese, che sottolinea come i recenti avvenimenti "una della principali maglie della rete tecnologica che riveste il mondo contemporaneo: i trasporti aerei". Secondo d'Ormesson, "la nube Ubris ci ha ricordato quello che avevamo dimenticato: la natura è violenta e niente è dovuto agli uomini, nonostante si credano i padroni del mondo. S'illudono di averlo vinto e asservito, ma la natura li ha smentiti con ironia, colpendoli al cuore delle loro ambizioni". "Dobbiamo riconoscere che questo male non ci ha colti senza motivo, ma a causa di fattori che non controlliamo più", sostiene lo scrittore romeno Adrian Paunescu su Jurnalul National. "I tremori e le inquietudini della terra ci cadono addosso ovunque, da Haiti alla Cina alla Grecia, alimentando la sensazione crescente che qualcuno non voglia che si scopra la tremenda verità: abbiamo raggiunto un alto grado di rischio planetario (...). Siamo così fieri della nostra condizione umana, così arroganti! Capitalismo, socialismo, futurismo, tutto è divenuto obsoleto".