Kiev nel limbo

Manifestazione a Kiev, 24 ottobre 2009. (AFP/Sergei Supinsky)
L'Unione europea rifiuta di offrire all'Ucraina l'adesione. Così facendo lascia il paese senza prospettive e frena la stabilizzazione. Un errore storico, osserva la Frankfurter Allgemeine Zeitung.
Quando si parla di Ucraina si dice spesso che a Kiev regna il caos politico. Ma quello che non viene detto in questa genere di analisi è che il partner occidentale più importante del paese, l'Unione europea, ha le sue responsabilità nell'instaurazione di questo clima di incertezza. Nessuno può negare che la prospettiva di un'integrazione nell'Ue abbia svolto un ruolo importante nella stabilizzazione e nella democratizzazione dell'Europa centrale e orientale dopo il crollo del blocco sovietico. Ma pochi politici europei sono disposti ad applicare lo stesso principio all'Ucraina.
La partecipazione al processo di integrazione europea, la prospettiva di un ingresso nell'Unione e i negoziati relativi hanno avuto un effetto positivo da Tallinn a Dublino. Rifiutare questa possibilità all'Ucraina priva il paese dell'assistenza di cui hanno approfittato i suoi vicini occidentali. Conseguenza dell'isolazionismo europeo, l'Ucraina si ritrova in una sorta di "vecchia Europa", in altre parole in una situazione che ricorda l'inizio del Ventesimo secolo. Al contrario della maggior parte dei paesi europei, i dirigenti ucraini devono – oggi come allora – agire in un mondo di Stati-nazione in concorrenza fra loro, di alleanze fluttuanti, di schieramenti politici rigidi e di situazioni in cui la vittoria di un attore nazionale o internazionale è sinonimo di perdita per gli altri.
Democratici abbandonati
Gli ucraini sono i primi a riconoscere che il loro paese non ha ancora i requisiti per potersi candidare come membro Ue. Ma chi è animato da una coscienza europea fatica a capire perché la Turchia sia già ufficialmente candidata, mentre non si lascia neanche intravedere a Kiev la possibilità di un'integrazione anche in un futuro lontano. La "Rivoluzione arancione" e le elezioni politiche del 2006 e del 2007 non hanno forse mostrato che gli ucraini sono attaccati ai valori e ai processi democratici? In realtà negli ultimi anni siamo stati testimoni di molti sviluppi che sembrano andare in direzione opposta. L'apparato statale continua a essere il teatro di una corruzione rampante e di strani conflitti politici che finiscono per paralizzare il parlamento e l'esecutivo e bloccano le riforme indispensabili.
La ristrutturazione dell'industria e la politica sociale avanzano con grande lentezza. Ma questi fallimenti sono la causa o il risultato del rifiuto dell'Ue di offrire delle prospettive di integrazione al paese? La pretesa incompatibilità dell'Ucraina con l'Ue non si trasformerà in una profezia destinata a realizzarsi? L'Ucraina, priva di prospettive di sviluppo a lungo termine, diventa così il campo di battaglia di una guerra politica e culturale. Attori filo-occidentali e filo-russi, statali e non statali, nazionali e internazionali si scontrano per il futuro di questo importante paese europeo, che ancora non è riuscito a consolidarsi. Bruxelles, Parigi e Berlino dovrebbero interessarsi a questo problema, perché altrimenti si corre il rischio di assistere a una balcanizzazione delle regioni che compongono lo stato ucraino. E le tendenze separatistiche potrebbero servire da pretesto per un'ingerenza russa.
Un sì che non fa male
In un futuro prevedibile, un sì ufficiale dell'Ue a una futura candidatura di Kiev sarebbe poco vincolante per la Commissione europea e per gli stati membri. Una dichiarazione del genere non cambierebbe nulla nelle relazioni estere dell'Ue, ma impressionerebbe profondamente le classi dirigenti di Kiev e di Mosca, e rappresenterebbe un segnale forte per il popolo ucraino. I capi di stato e di governo dell'Ue dovrebbero sforzarsi di considerare l'Ucraina in una prospettiva storica, e ricordare il passato recente dei loro paesi. Non dovrebbero fare una distinzione antistorica fra le attuali difficoltà dell'Ucraina e quelle che hanno conosciuto i loro paesi prima di prendere parte al processo di integrazione europea. L'Unione dovrebbe lasciar intravedere all'Ucraina la possibilità di un suo ingresso nella comunità europea, nell'interesse di tutte le parti coinvolte. Prima questo sarà fatto, meglio sarà.
Bruxelles è lontana
"Fra tutti i paesi ex sovietici nessuno è importante per l'Ue quanto l'Ucraina e, al tempo stesso, nessuno mette così a dura prova la sua pazienza", scrive Tony Barber sul Financial Times. È attraverso l'Ucraina che passa l'80 per cento del gas importato dalla Russia e diretto nell'Unione europea, e le frequenti tensioni fra Kiev e Mosca hanno forti ripercussioni sui paesi membri che dipendono interamente dal gas russo. "Con 46 milioni di abitanti e una frontiera di 1.400 chilometri con quattro paesi dell'Unione, l'Ucraina è fondamentale per la sicurezza del fianco orientale dell'Ue", continua il quotidiano londinese. "Dopo la Rivoluzione arancione del 2004, alcuni esperti dell'Ue speravano che in Ucraina il processo verso la democrazia, lo stato di diritto e la prosperità economica sarebbero diventati irreversibili".
Ma le cose sono andate diversamente: "la guerra in Georgia ha dimostrato che Mosca è pronta a utilizzare la forza per bloccare l'espansione dell'influenza occidentale nelle ex repubbliche sovietiche. Poi la crisi ha indebolito l'economia ucraina. Infine, la Rivoluzione arancione del 2004 non è riuscita a fare piazza pulita della corruzione che attanaglia il mondo degli affari, mentre le rivalità personali e le oscure relazioni con gli interessi russi minano la scena politica. Tutte queste difficoltà", conclude il Financial Times, "spiegano perché diversi fra i ventisette stati membri siano così riluttanti a offrire all'Ucraina anche solo la vaga promessa di poter un giorno entrare a far parte dell'Ue".