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I gay ce l'hanno fatta

6 ottobre 2009
Il Foglio Milano
Guido Westerwelle (sn), leader dell'FDP tedesco, col suo compagno Michael Mronz (AFP)

Guido Westerwelle (sn), leader dell'FDP tedesco, col suo compagno Michael Mronz (AFP)

AFP

Dopo le donne e le minoranze etniche, un altro gruppo di outsider è finalmente riuscito a sfondare il soffitto di cristallo che lo separava dai vertici della politica europea, scrive Il Foglio.

L'affermazione elettorale del leader dei liberali tedeschi Guido Westerwelle, gay dichiarato e prossimo ministro degli esteri della Germania, giunge a coronamento di un lungo cammino che ha visto i politici omosessuali uscire dalla nicchia in cui sono stati confinati per decenni. "Non è più il 'gay power' stridente dei militanti 'single issue' , la cui presenza politica era definita dalla propria sessualità e il cui programma era solo "aiutare la causa", scrive Il Foglio. Gli omosessuali ora puntano con successo alla politica mainstream, come dimostrano il sindaco di Parigi Bertrand Delanöe e quello di Berlino Klaus Wowereit, candidati alla guida dei rispettivi partiti socialdemocratici, il Ps e la Spd. In Gran Bretagna c'è un altro gay che sta scalando le gerarchie di partito, il ministro delle attività produttive Peter Mandelson, uno dei pochi a sottrarsi al crollo di popolarità che sta investendo i laburisti. Come sottolinea Il Foglio, però, "essere un 'out gay' vuol dire militare in un partito di sinistra, o quanto meno liberale. Quelli di destra si nascondono". Le (clamorose) eccezioni vanno cercate nella destra estrema, e sono accomunate dal destino tragico: il leader xenofobo olandese Pim Fortuyn, assassinato nel 2002, e quello austriaco Jörg Haider, scomparso in un incidente stradale nel 2008.