Dimenticando il fondamento della propria legittimità, la politica europea cerca di combattere l'attacco dei mercati con le sue stesse armi. Una battaglia persa in partenza.

Da prima che la grande crisi finanziaria cominciasse, con il fallimento della relativamente piccola Lehman Bank, i politici hanno paura di un nemico che non conoscono. Da prima che la crisi cominciasse, la politica ha cercato di comprendere le regole delle banche, dei fondi speculativi, della borsa, degli speculatori. E ha tentato di sconfiggere le banche, i fondi speculativi, la borsa e gli speculatori con le loro stesse armi.

Così sono cominciati i guai. Non che già non ce ne fossero stati in passato, come la bolla dei tulipani nel sedicesimo secolo, quando un'intera nazione fu rovinata dalla speculazione sui bulbi di un fiore. Il medioevo ha visto stati interi andare in bancarotta. Le case regnanti si sono messe nelle mani dei banchieri: i Welser, i Fugger, i Medici. La grande depressione degli anni trenta ha liberato forze distruttive.

Non sappiamo dove ci porterà la crisi economica di quest'anno. Sappiamo soltanto, anzi, sentiamo che la politica è confusa, tanto quanto siamo confusi noi. Osserviamo politici, economisti e presunti esperti sostenere opinioni e dare risposte, con la perplessità stampata sui loro volti. E quanto più chiaramente mancano le risposte, quanto meno si esprimono i dubbi sulla convenienza di una scelta o dell'altra, tanto più appare falso ciò che ci viene proposto.  

La politica sembra impotente e lo è. È impotente perché si è lasciata incastrare dalle regole dei suoi avversari. La democrazia si basa sulla trasparenza, sull'apertura, sulla forza di persuasione e sul fatto che ciò che i suoi rappresentanti eletti democraticamente fanno convince i cittadini, anche se questi non sono d'accordo. Ma al momento la politica agisce fuori dalla democrazia. Si comporta come un operatore nei disordinati mercati finanziari del mondo, i quali obbediscono solo alla logica dell'incremento monetario. La politica si è fatta coinvolgere in un braccio di ferro che può solo perdere.

Perché il fondo salva-stati diventa sempre più grande? Perché la politica crede che solo un scudo gigantesco impedirà agli speculatori di entrare in guerra con le valute e gli stati. Perché i capi di stato si incontrano solo nei momenti in cui le borse hanno chiuso? Perché davanti ai mercati e al corso delle azioni hanno paura. Perché il parlamento tedesco viene quasi sistematicamente escluso dalle decisioni sul fondo salva-stati? Perché i politici di spicco non sono più tanto sicuri di poter convincere i deputati. La politica non pensa più ai cittadini.

Chi non risica rosica

I politici non fanno più politica. Che vuol dire fare politica? In primo luogo proporre regole, fare leggi e metterle in atto. Ciò vuol dire trattenere gli speculatori dallo speculare. Non vuol dire speculare come speculatore statale contro altri speculatori. Il fondo salva-stati però non è altro che questo. È uno scudo contro gli speculatori che deve diventare sempre più grande quanto più cresce il presunto rischio di speculazione. Forse due miliardi sono troppo pochi? Forse tra quattro settimane al prossimo vertice Ue si parlerà di quattro miliardi? Forse si troverà una strada per incrementare ancora la cosiddetta leva monetaria. Una logica assurda.

Stiamo osservando una rete di relazioni finanziarie molto debole ed estesa su scala mondiale che minaccia di lacerarsi. E l'Europa sta tentando con tutte le sue forze di rendersi immune alle conseguenze. Europa? Ma di cosa stiamo parlando? Non c'è neanche un accordo con la Gran Bretagna sulla tassa sulle transazioni finanziarie. Non c'è consenso sul coinvolgimento della banche nella crisi. Gli stati non capiscono che con il loro indebitamento si sono dati in pasto agli speculatori monetari. E tutti noi non capiamo che il nostro desiderio che il denaro si riproducesse non solo con il lavoro delle nostre mani, ma anche da sé, ha contribuito a metterci nelle mani dei mercati.

Chi assume i rischi deve accettarne le conseguenze. Questa frase la sottoscriverebbero in molti, ma non la politica. Attualmente essa agisce secondo il principio "chi rischia deve essere protetto dai rischi". Si salvano stati, si proteggono banche e con esse anche i cittadini che rischiano. Solo chi si tiene alla larga dalle avventure politico-finanziarie deve pagarne le conseguenze. (traduzione di Anna Franchin)