Nei Ventisette
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8 febbraio 20121PresseuropRomânia libera, Jurnalul Naţional, Adevărul, Revista 22
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8 febbraio 20122PresseuropHelsingin Sanomat
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Romania
Un agente segreto al governo
7 febbraio 2012PresseuropAdevărul -
Slovacchia
Lo scandalo Gorila non si placa
6 febbraio 2012PresseuropSME -
2 febbraio 201214PresseuropLe Monde, Le Figaro, La Croix, Libération
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Ungheria
L’estrema destra a teatro
2 febbraio 2012PresseuropNépszava -
1 febbraio 20123PresseuropThe Irish Times
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Slovacchia
Attenti al Gorilla
1 febbraio 20127Respekt Praga -
Consiglio europeo
Don Chisciotte a Bruxelles
31 gennaio 201248El País Madrid -
Germania-Italia
Rilassatevi, tedeschi
30 gennaio 201223Die Zeit Amburgo -
Italia
La cura della concorrenza
26 gennaio 201221Il Fatto Quotidiano Roma -
25 gennaio 2012PresseuropAdevărul
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24 gennaio 2012PresseuropDie Tageszeitung
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Europa centrale
Vienna-Budapest, un treno per il passato
23 gennaio 201216Le Monde Parigi -
23 gennaio 20124PresseuropFinancial Times
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Ungheria
Orbán verso il capolinea
20 gennaio 20129Respekt Praga -
Romania
La rivolta di tutti
19 gennaio 20122România libera Bucarest -
16 gennaio 20121PresseuropAdevărul
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Polonia
La legge marziale fu un crimine
13 gennaio 2012PresseuropPolska The Times, Gazeta Wyborcza, Rzeczpospolita -
12 gennaio 201217Népszabadság Budapest
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Ungheria
La versione di Orbán
9 gennaio 2012PresseuropMagyar Hírlap -
Ungheria
Viktor Orbán è sempre più solo
6 gennaio 20129Presseurop -
Ungheria
Il morbo antico di Budapest
5 gennaio 201231La Stampa Torino -
Ungheria
Tocca all’Ue raddrizzare Budapest
4 gennaio 201239Le Monde Parigi -
Ungheria
Con Viktor Orbán ce la vediamo noi
3 gennaio 20129Heti Világgazdaság Budapest -
3 gennaio 20122PresseuropHandelsblatt
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21 dicembre 20119Jurnalul Naţional Bucarest
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21 dicembre 20111PresseuropPresseurop
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Repubblica Ceca
L’Europa non è solo shopping
20 dicembre 20116Lidové noviny Praga -
Repubblica Ceca
Václav Havel, un simbolo suo malgrado
19 dicembre 20111Hospodářské noviny Praga -
Rassegna stampa
Con Václav Havel l’Europa ha perso un padre
19 dicembre 2011PresseuropLa Repubblica, De Morgen, Libération & altri 4 -
16 dicembre 20112PresseuropLibération
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16 dicembre 20115PresseuropPresseurop
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Regno Unito
Scontro Cameron-Clegg sul no all’Europa
13 dicembre 20113PresseuropThe Independent -
13 dicembre 20115PresseuropLe Soir
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Consiglio europeo
Perché l'Ungheria ha fatto marcia indietro
12 dicembre 20111PresseuropNépszabadság -
Irlanda
Un anno dopo, ancora austerity
6 dicembre 20115PresseuropThe Irish Times -
Belgio
Finalmente un governo
6 dicembre 20113PresseuropDe Standaard -
Slovacchia
La caduta dell’incorruttibile Galko
30 novembre 2011Respekt Praga -
Ungheria
Un’offerta che non si può rifiutare
25 novembre 201127Magyar Nemzet Budapest -
Portogallo
Sciopero generale contro l’austerity
24 novembre 20111PresseuropPúblico -
23 novembre 20112PresseuropDe Morgen
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Slovacchia
Licenziato il ministro spione
23 novembre 2011Presseurop -
Irlanda
Ballyhea sfida le banche
22 novembre 20116Irish Independent Dublino -
Rassegna stampa
Non c’è tempo per festeggiare
21 novembre 20115Presseurop -
Italia
Fiducia bipartisan a Monti
18 novembre 2011PresseuropCorriere della Sera -
Spagna
Il voto inutile
18 novembre 20116El País Madrid -
15 novembre 2011PresseuropTo Ethnos
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Crisi del debito
Grecia e Italia, destini paralleli
11 novembre 20115Eleftherotypia Atene -
Italia
Monti è l’antidoto
10 novembre 20114La Stampa Torino
In vista della sua probabile candidatura alla rielezione, il presidente francese ha dichiarato di voler importare alcuni elementi dalle politiche di Berlino. L'obiettivo è avvicinarsi all'immagine di successo della superpotenza europea.
Il dossier Gorila raccoglie le prove della corruzione dell'elite politico-economica slovacca. A due mesi dalle elezioni, la sua pubblicazione in rete rischia di fare a pezzi l'establishment.
Le misure adottate al vertice del 30 gennaio servono solo a riparare gli errori dei summit precedenti. Lo stimolo alla crescita esiste solo sulla carta, per mascherare la fissazione del'austerity.
Gli italiani hanno sempre preso in giro il rigore dei tedeschi, ma anche rispettato la loro serietà. Con l'arrivo del serissimo Mario Monti, questo rapporto potrebbe cambiare.
Dopo i tagli e l'austerity, il governo Monti passa alla "fase 2": liberalizzazioni e apertura del mercato dei servizi. Una svolta necessaria ma non priva di rischi.
I due paesi eredi dell'impero asburgico sono stati entrambi oggetto delle sanzioni di Bruxelles. Ma mentre l'Austria non ha mai voltato le spalle all'Ue, in Ungheria c'è chi crede che non valga la pena scommettere sull’Europa.
Oltre alle pressioni dell'Unione europea, il governo ungherese deve fronteggiare anche una situazione economica in rapido peggioramento. Neanche la sua ampia maggioranza parlamentare potrebbe bastare a salvarlo.
Da quasi una settimana migliaia di persone di varia estrazione manifestano in tutto il paese contro l'austerity e la corruzione. Il governo farebbe meglio a prenderli sul serio.
Con l’aumento delle pressioni sul governo ungherese, Bruxelles sembra volersi liberare di un altro leader scomodo come Berlusconi e Papandreou. Ma stavolta non sarà affatto facile: Fidesz ha una maggioranza solidissima e un governo tecnico è improbabile.
Il rafforzamento dell'esecutivo e l'indebolimento degli altri poteri attira le critiche dell'Europa e di una parte della stampa ungherese, mentre il paese è travolto da una crisi finanziaria che si aggrava con l'aumentare della sfiducia degli investitori nella politica del governo di Budapest.
La svolta nazionalista del governo Orbán ha radici profonde: la debolezza della classe borghese, un'identità unica in Europa e una lunga storia di minacce dall'esterno.
Di fronte alla deriva autoritaria e nazionalista del governo di Viktor Orbán l’Europa non può rimanere indifferente. Una comunità di valori democratici condivisi ha l’obbligo di intervenire per tutelarli.
L’opposizione alle riforme del governo conservatore continua a crescere. Ma gli ungheresi devono diffidare della sponda offerta dall’occidente, che strumentalizza le critiche per imporre le proprie ricette. Serve un’alternativa che rispetti la sovranità.
Dicembre è il mese in cui i paesi dell'Europa centro-orientale celebrano la caduta dei regimi comunisti. Ma a parte il consumismo e la televisione il 1989 sembra aver lasciato loro ben poco.
A oltre vent'anni del "ritorno all'Europa" realizzato da Václav Havel, il dibattito tra sostenitori e avversari dell'Unione europea è ancora troppo superficiale. La società ceca non sembra aver capito cosa c'è in ballo.
Anche se non aveva mai amato il potere, l'ex presidente ceco si è ritrovato a dover guidare il suo paese nei difficili anni della transizione postcomunista
La stampa europea rende omaggio al drammaturgo, dissidente e presidente della Cecoslovacchia postcomunista, morto il 18 dicembre all'età di 75 anni.
Il ministro della difesa slovacco aveva intrapreso una lotta all'ultimo sangue contro la corruzione. Ma il suo zelo gli è stato fatale: le intercettazioni telefoniche da lui ordinate gli sono costate la poltrona.
Dopo aver respinto l'intervento del Fondo monetario internazionale, il governo ungherese ha dovuto fare marcia indietro in seguito a una serie di attacchi speculativi. Ancora una volta la finanza ha avuto la meglio sulla politica.
A un anno dal bailout di Ue e Fmi lo stato continua a pagare somme esorbitanti per rimborsare gli investitori, ma nessuno ne parla. Solo gli abitanti di uno sperduto villaggio continuano la loro battaglia contro quest'ingiustizia.
La schiacciante vittoria del Partito popolare di Mariano Rajoy alle elezioni legislative del 20 novembre – 45 per cento delle preferenze contro il 28 dei socialisti di Alfredo Pérez Rubalcaba — sembrerebbe affidare ai conservatori un enorme potere in una Spagna in pieno caos. Ma il neoletto avrà un margine di manovra ridotto, perché la crisi ha già dettato le priorità del suo governo.
Il 20 novembre le elezioni spagnole sanciranno l'ennesimo cambio di governo provocato dalla crisi dell'eurozona. Ma i sacrifici dei paesi periferici non serviranno a niente finché la Germania non si deciderà a fare il passo che tutti attendono.
Sia ad Atene che a Roma la crisi ha provocato la caduta dei governi eletti e la loro probabile sostituzione con esecutivi tecnici, il cui mandato potrebbe andare al di là dell'attuazione delle misure d'emergenza.
L'agonia di Berlusconi ha affondato le borse e portato i tassi dei buoni del tesoro oltre il 7 per cento, facendo temere una crisi di liquidità. L'unica soluzione sembra un governo tecnico guidato dall'ex commissario Ue.