Istituzioni
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Germania-Francia
Merkel vuole salvare la coppia
7 febbraio 2012PresseuropLibération, Le Figaro, Le Monde & altri 2 -
Unione europea
Vent’anni dopo Maastricht, l’eurocrazia mostra le rughe
6 febbraio 201210Le Temps Ginevra -
Consiglio europeo
L’autogol di Angela Merkel
31 gennaio 201214PresseuropDer Tagesspiegel -
Consiglio europeo
Praga si chiude la porta in faccia
31 gennaio 2012PresseuropHospodářské noviny -
Consiglio europeo
La Polonia è soddisfatta a metà
31 gennaio 2012PresseuropGazeta Wyborcza, Dziennik Gazeta Prawna -
Eurozona
La Germania occupa il bilancio
30 gennaio 201261PresseuropPúblico, Le Monde, Ta Nea & altri 2 -
27 gennaio 2012119The Times Londra
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Ue-Ungheria
Orbán a Strasburgo, un dialogo tra sordi
19 gennaio 2012PresseuropNépszava -
Parlamento europeo
Arriva l’uragano Schulz
18 gennaio 20123PresseuropGazeta Wyborcza, Financial Times Deutschland, Wprost, Der Spiegel -
Ue-Ungheria
Il braccio di ferro è cominciato
18 gennaio 20128PresseuropMagyar Nemzet, Népszava, Népszabadság -
Unione europea
La fine del mito dell’uguaglianza
17 gennaio 2012149Gazeta Wyborcza Varsavia -
Crisi dell'euro
Merkozy non ha più una strategia
10 gennaio 201214PresseuropPresseurop -
Unione europea
2012, l’anno di Cassandra
2 gennaio 201263El País Madrid -
Consiglio europeo
Danimarca, un piccolo paese per una grande sfida
2 gennaio 20126Politiken Copenhagen -
23 dicembre 20114PresseuropHandelsblatt
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Riscaldamento climatico
L’Ue contro le emissioni a basso costo
21 dicembre 20112PresseuropEl País -
Ue-Regno Unito
A voi i sussidi, a noi la finanza
15 dicembre 201156The Times Londra -
Rassegna stampa
Presidenza polacca Ue – senza luci né ombre
15 dicembre 2011PresseuropRzeczpospolita, Dziennik Gazeta Prawna, Gazeta Wyborcza -
Regno Unito
Come le isole Cayman, ma senza il sole
12 dicembre 201117The Independent Londra -
Ue-Regno Unito
L’Europa ci odia perché abbiamo ragione
12 dicembre 2011113The Daily Telegraph Londra -
Consiglio europeo
Un’Europa, due Unioni
12 dicembre 20115PresseuropGazeta Wyborcza -
Consiglio europeo
L’Unione della paura
9 dicembre 20111PresseuropTo Vima -
Consiglio europeo
Il Regno Unito torna all’isolamento
9 dicembre 20118PresseuropThe Guardian -
Repubblica Ceca
Dentro o fuori dall’Europa?
9 dicembre 2011PresseuropHospodářské noviny -
Unione europea
Goodbye Britain
9 dicembre 201129PresseuropLe Monde -
Francia-Germania
Isteria coniugale
5 dicembre 201127Les Echos Parigi -
Parlamento europeo
Un codice di condotta per i deputati
1 dicembre 20112PresseuropEl Mundo -
Bilancio Ue
Anche Bruxelles tira la cinghia
21 novembre 20113PresseuropDziennik Gazeta Prawna -
Gruppo di Francoforte
Il braccio armato dell’Europa
16 novembre 201111The Spectator Londra -
16 novembre 20116PresseuropPresseurop
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Eurozona
Nelle mani dei tecnocrati
15 novembre 201110Financial Times Londra -
Groupe de Francfort
Il “governo ombra” d’Europa
10 novembre 20112PresseuropEl Mundo -
Unione europea
Se perdiamo la Grecia
4 novembre 201113Le Figaro Parigi -
Crisi del debito
Il dogma dell’euro
3 novembre 201110Die Presse Vienna -
Germania
La dominatrice fragile
3 novembre 20118Die Zeit Amburgo -
27 ottobre 20116Le Monde Parigi
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Summit europeo
L’Italia, capro espiatorio perfetto
24 ottobre 20117Corriere della Sera Milano -
Unione europea
Addio all’idea federale
21 ottobre 20115Le Figaro Parigi -
Migrazioni
Un’Europa in movimento
14 ottobre 20113Adevărul Bucarest -
Portogallo
Anche Cavaco Silva contro la coppia reale
13 ottobre 20111PresseuropPúblico -
Politica
Sulle spalle dei nani
10 ottobre 20112De Volkskrant Amsterdam -
Grecia
Trentamila impiegati di meno
3 ottobre 20112PresseuropTa Nea -
Rassegna stampa
Una pallottola spuntata
29 settembre 20117Presseurop -
Danimarca
Una presidenza esclusiva
27 settembre 2011Politiken Copenhagen -
27 settembre 20111PresseuropFinancial Times Deutschland
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Francia
Sarkozy perde il senato
26 settembre 2011PresseuropLibération -
Schengen
Un no che aiuta a crescere
22 settembre 20113De Volkskrant Amsterdam -
Romania-Paesi Bassi
La guerra dei tulipani
19 settembre 20119Adevărul Bucarest -
Polonia
Senza l’euro sarà guerra
15 settembre 20114PresseuropDziennik Gazeta Prawna -
Crisi del debito
Helsinki sbaglia i suoi conti
26 agosto 20117Helsingin Sanomat Helsinki
A ottanta giorni dal primo turno delle presidenziali francesi, la cancelliera tedesca ha aperto la sua campagna elettorale in favore di Nicolas Sarkozy, suo prezioso alleato in Europa. Una scelta che la stampa sulle due sponde del Reno giudica pericolosa.
Con il trattato firmato il 7 febbraio 1992 la Commissione europea otteneva nuovi poteri. Due decenni dopo il primato dell'economia sulla politica ha ridimensionato le loro ambizioni e la crisi ne ha fatto dei capri espiatori.
I 130 miliardi del secondo piano di salvataggio per la Grecia in cambio del controllo da parte del commissario europeo al bilancio: secondo la stampa europea la proposta di Berlino, rivelata alla vigilia del Consiglio europeo del 30 gennaio, è l'ennesimo attentato alla sovranità nazionale.
La vera minaccia alla sopravvivenza dell'unione monetaria non sono i debiti dei paesi mediterranei, ma l'intransigenza di Berlino. Il resto d'Europa dovrebbe allearsi per sbarazzarsene.
La nomina di Martin Schulz alla presidenza del Parlamento europeo cambierà il clima nell’assemblea: dopo l'acquiescente polacco Jerzy Buzek, l’ambizioso socialista tedesco è deciso a rivoluzionare le istituzioni di Bruxelles.
Dopo settimane di polemiche, la Commissione europea ha avviato una tripla procedura d'infrazione contro il governo ungherese. Chi cederà per primo, Budapest o Bruxelles?
Secondo la retorica comunitaria i paesi membri hanno tutti la stessa dignità. Ma gli sviluppi delle ultime settimane dimostrano il contrario, e il criterio gerarchico è ormai istituzionalizzato.
Il 2011 è stato terribile, ma l’anno appena iniziato rischia di essere ancora peggio. La crisi potrebbe obbligare i 27 a scegliere tra la Grecia e il Regno Unito. E ancora una volta toccherà a Berlino decidere.
In piena crisi del debito, la presidenza a rotazione dell’Unione europea passa a uno stato minuscolo che non fa parte della zona euro. Copenaghen dovrà sfruttare questo periodo per porsi come mediatrice di una comunità allo sbando.
David Cameron è stato accusato di isolazionismo per aver rifiutato l'accordo sull'Unione fiscale al vertice del 9 dicembre. Ma stava solo difendendo gli interessi del suo paese, come fanno tutti i leader europei.
Il semestre di turno della Polonia volge al termine. La stampa nazionale valuta i successi e i fallimenti di Varsavia alla guida dell'Unione.
Obbedendo alle richieste della City di Londra, David Cameron ha cercato di fare del Regno Unito un paradiso fiscale all'interno dell'Ue. Dopo l'ovvio rifiuto da parte del resto d'Europa, il paese ha perso la possibilità di dire la sua sulla futura gestione politica ed economica dell'Unione.
Dopo il vertice di Bruxelles sono tutti infuriati con David Cameron, reo di aver rifiutato il patto sull'Unione fiscale. Ma il vero motivo di tanta rabbia è che le previsioni britanniche sul fallimento dell'euro si sono avverate.
Sempre più spesso i politici francesi si lasciano andare a commenti rabbiosi contro la cancelliera Angela Merkel e la sua insistenza sul rigore. Ma al vertice del 9 dicembre sarà meglio per tutti che l'asse franco-tedesco si presenti ben saldo.
Stanchi delle lungaggini della democrazia, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno formato un direttorio di funzionari europei non eletti per prendere le decisioni importanti. E fare fuori quelli che creano problemi.
La nomina di governi tecnici in Italia e Grecia è stata definita da più parti una sospensione della democrazia. Ma solo figure al di sopra delle parti possono fermare la radicalizzazione della politica innescata dalla crisi.
Nonostante sia membro dell'Ue da trent'anni, il paese sembra più vicino ai Balcani ex-comunisti che all'Europa occidentale. Ma rinunciare agli sforzi d'integrazione equivarrebbe a consegnarlo all'influenza estera e a trasformarlo in un campo di battaglie geopolitiche.
Le reazioni alla proposta di referendum sul piano di salvataggio, poi ritirata dal governo greco, dimostrano che in Europa si è ormai affermato un pensiero unico che non tollera obiezioni. Ma l'ortodossia finisce sempre per accecare le menti.
Detta l’agenda dei summit europei, ne stabilisce le regole, fa aspettare un continente intero e finisce sempre per imporre la propria volontà. Con la crisi dell’euro la Germania si trova sola alla guida dell’Unione. Ma è davvero all’altezza del ruolo?
La crisi dell'eurozona rende necessaria una maggiore integrazione politica tra i paesi dell'Unione europea. Tuttavia, le idee dei leader del Vecchio continente non contemplano quella che dovrebbe essere la priorità della politica comunitaria: il benessere dei cittadini nella democrazia. Il commento del sociologo Jürgen Habermas.
Nel consiglio europeo del 23 ottobre, Francia e Germania non hanno risparmiato critiche e consigli ai paesi della zona euro in difficoltà, Italia in testa. Ma se le responsabilità del governo Berlusconi sono evidenti, la crisi attuale dipende anche dalla reazione tardiva e poco coraggiosa di Parigi e Berlino, scrive il Corriere della Sera.
La crisi della zona euro ha sbloccato l’impasse dell’integrazione europea, da anni incagliata tra i problemi del consenso. Ma il metodo intergovernativo imposto da Berlino e Parigi non accontenta tutti.
La crisi ha rivoluzionato le vecchie tendenze migratorie e i rapporti tra paesi di partenza e di arrivo. I cittadini dell'Europa mediterranea tornano a fare le valigie, mentre quelli dell'est prendono il loro posto.
I leader europei di oggi sono spesso sottoposti a paragoni inclementi con i loro predecessori. Ma sono i tempi a essere cambiati: la politica conta meno e lo spazio di manovra è azzerato dalle divisioni.
Nel suo discorso del 28 settembre al Parlamento europeo sullo stato dell'Unione, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha cercato di difendere l'istituzione che rappresenta e ha avanzato proposte concrete per lasciarsi la crisi alle spalle. Ma la stampa sa bene che il suo raggio di azione è molto limitato.
Il primo gennaio Copenaghen assumerà la presidenza a rotazione dell'Ue. Il nuovo governo socialdemocratico dovrà affrontare il nodo della riforma di Schengen, che in patria è già un argomento scottante.
L'adesione di Bulgaria e Romania allo spazio di libera circolazione è stata rimandata a causa del veto del governo olandese, preoccupato per la corruzione dei due paesi. Un modo efficace per tenere alta la pressione sul fenomeno.
In risposta all'opposizione dell'Aia al suo ingresso nell'area Schengen, Bucarest ha inasprito i controlli sull'importazione dei fiori olandesi. Una reazione che denota poca maturità in campo diplomatico.
Chiedendo alla Grecia garanzie in cambio della sua partecipazione al bailout, la Finlandia ha creato un pericoloso precedente in Europa. E tutto per meschine ragioni elettorali.