Trattato di Lisbona
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Unione europea
La fine del mito dell’uguaglianza
17 gennaio 2012149Gazeta Wyborcza Varsavia -
Regno Unito
Le condizioni di Cameron per la riforma Ue
7 dicembre 20113PresseuropThe Times -
Rivolte arabe
Il buon esempio dell’Europa
24 febbraio 20112Frankfurter Rundschau Francoforte -
Parlamento europeo
Gli eurodeputati contro la sede di Strasburgo
11 febbraio 2011PresseuropDe Standaard -
Diritti umani
La coscienza dell’Unione
31 gennaio 20111NRC Handelsblad Rotterdam -
Danimarca
Il trattato di Lisbona alla sbarra
12 gennaio 2011PresseuropBerlingske Tidende -
Editoriale
A metà del guado
17 dicembre 2010Presseurop -
Trattato di Lisbona
A un anno è già vecchio
1 dicembre 20101El País Madrid -
29 ottobre 20101Presseurop
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Editoriale
Il cantiere infinito
29 ottobre 2010Presseurop -
Consiglio europeo
L’ossessione dei trattati
28 ottobre 20101El País Madrid -
Germania
Comandare senza farsi notare
27 ottobre 20102Süddeutsche Zeitung Monaco -
Editoriale
Potere al popolo
22 ottobre 2010Presseurop -
Integrazione
Tra il federalismo e il caos
12 ottobre 20103The Independent Londra -
Repubblica Ceca
Niente più eccezioni
27 settembre 2010PresseuropLidové noviny -
Presidenza Ue
Madrid vittima delle circostanze
30 giugno 2010El País Madrid -
Crisi greca
Tu quoque, José?
26 maggio 2010PresseuropDziennik Gazeta Prawna -
Diplomazia
Van Rompuy, uno sconosciuto a Washington
14 aprile 2010De Standaard Bruxelles -
Unione europea
Tutta colpa di Catherine Ashton
26 febbraio 20102Presseurop -
Editoriale
Diplomazia invisibile
19 febbraio 2010Presseurop -
Editoriale
Non contiamo su Obama
5 febbraio 2010Presseurop -
UE-USA
Obama e i ventisette nani
3 febbraio 20101Presseurop -
29 gennaio 2010PresseuropDie Zeit
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Editoriale
Segreti pericolosi
29 gennaio 2010Presseurop -
Istituzioni
Il puzzle delle cariche
28 gennaio 20101Le Monde Parigi -
Unione europea
Madrid alla prova della presidenza
4 gennaio 2010Presseurop -
Tribuna
Appello per un'Europa unita
23 dicembre 2009PresseuropLe Soir -
15 dicembre 2009Dagens Nyheter Stoccolma
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Consiglio europeo
Van Rompuy inaugura un nuovo stile
11 dicembre 2009PresseuropEl País -
Istituzioni
L'Europa a corto di progetti e ambizioni
1 dicembre 2009Dziennik Gazeta Prawna Varsavia -
30 novembre 2009PresseuropThe Irish Times
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Editoriale
Piccolo è bello
20 novembre 20092Presseurop -
Gran Bretagna
Un pagliaccio sul trono d'Europa?
19 novembre 2009PresseuropDaily Express -
Consiglio europeo
Piccoli negoziati tra amici
18 novembre 2009Presseurop -
Post 1989
Unione o conformismo?
11 novembre 20093The Observer Londra -
Gran Bretagna
Il bluff della sovranità
6 novembre 2009The Guardian Londra -
Diplomazia
Une voce per l'Europa, ma quale?
5 novembre 20091El País Madrid -
Dopo Lisbona
La Gran Bretagna "castrata" dai Tories
5 novembre 2009PresseuropThe Guardian -
Trattato di Lisbona
È fatta, voltiamo pagina
4 novembre 2009Presseurop -
Trattato di Lisbona
Cameron cambia idea
3 novembre 2009PresseuropThe Daily Telegraph -
Unione europea
Leader riluttanti
27 ottobre 2009The Independent Londra -
Editoriale
Divisa e muta
23 ottobre 2009Presseurop -
Repubblica Ceca
Tutti con Klaus, o quasi
16 ottobre 2009PresseuropLidové noviny -
Editoriale
Václav il Terribile
16 ottobre 2009Presseurop -
Commissione europea
Poltrone e regali
14 ottobre 2009Presseurop -
Dopo Lisbona/4
Meglio Alto rappresentante che presidente
12 ottobre 2009The Daily Telegraph Londra -
Repubblica Ceca
Che fare con Václav Klaus?
12 ottobre 2009PresseuropLidové noviny -
Editoriale
Largo ai giovani
9 ottobre 20091Presseurop -
Trattato di Lisbona
Lasciate in pace i cechi
8 ottobre 2009PresseuropFinancial Times -
L’Europa dopo Lisbona/3
E ora innoviamo
8 ottobre 2009El País Madrid
Secondo la retorica comunitaria i paesi membri hanno tutti la stessa dignità. Ma gli sviluppi delle ultime settimane dimostrano il contrario, e il criterio gerarchico è ormai istituzionalizzato.
Bugiardi, disonesti e spesso irresponsabili, i leader europei non hanno alcuna credibilità quando cercano di sostenere i valori fondanti dell'Unione. Il loro atteggiamento nei confronti del Nord Africa lo dimostra una volta di più.
La Corte europea dei diritti umani è spesso accusata di immischiarsi negli affari interni dei paesi membri. Ma i principi su cui basa i suoi giudizi sono i pilastri fondamentali di tutto il diritto comunitario.
Il testo fondamentale dell'Unione è entrato in vigore il primo dicembre del 2009, ma gli eventi degli ultimi mesi sembrano averlo già reso obsoleto. In futuro, però, le novità che ha introdotto si riveleranno vitali.
Perché riprendere in mano un trattato appena ratificato? Dopo la decisione dei ventisette, giustificata dal bisogno di consolidare la moneta unica, la stampa europea esprime parecchi dubbi in proposito.
Il 28 e il 29 ottobre a Bruxelles i leader di Francia e Germania cercano di convincere gli altri paesi membri a modificare il testo fondamentale dell'Unione per imporre il rispetto della disciplina di bilancio. Un'avventura inutile e pericolosa.
Angela Merkel è riuscita a convincere la Francia a sostenere la modifica del trattato di Lisbona. Ma la sempre più evidente egemonia politica ed economica della Germania comincia a preoccupare i paesi periferici. Per rassicurarli la cancelliera deve imparare a dissimulare il suo potere.
Ormai neanche i padri fondatori dell'Unione credono più al progetto degli Stati Uniti d'Europa. Ma il modello intergovernativo "light" non può bastare da solo: serve una via di mezzo realistica.
I sei mesi passati alla guida dell'Unione sono stati duri per il governo spagnolo. La crisi, il trattato di Lisbona e le divisioni hanno condizionato la sua azione. Bilancio dell'ultima vera presidenza a rotazione.
Declinando l'invito al prossimo vertice Ue-Usa, Barack Obama ha messo l'Europa di fronte alle proprie debolezze. Invece di offrire un unico interlocutore europeo, il trattato di Lisbona ha finito per moltiplicarli, confondendo i partner internazionali.
Catherine Ashton assente durante la crisi di Haiti, Herman Van Rompuy invisibile, José Manuel Barroso asserragliato sulle sue prerogative e la presidenza spagnola in cerca di visibilità: le nuove istituzioni previste dal trattato di Lisbona dovrebbero semplificare l'azione dell'Unione, ma fanno fatica a decollare.
La Spagna assume la guida dell'Unione per sei mesi con due obiettivi: trovare una risposta alla crisi economica e applicare il trattato di Lisbona. Ma El País ed El Mundo sono molto divisi sulle possibilità di successo di un governo indebolito.
Il suo maggior risultato resterà la ratifica del trattato di Lisbona. Ma la Svezia ha approfittato dei suoi sei mesi di presidenza dell’Unione anche per portare a termine pratiche più tecniche. Dagens Nyheter traccia un bilancio positivo.
Con il trattato di Lisbona ormai in vigore, se l'Ue vuole davvero avere un ruolo importante sullo scacchiere internazionale dovrà assumersi le sue responsabilità. Ma i segnali arrivati di recente con le nomine dei suoi nuovi dirigenti non vanno in questa direzione, si rammarica il politologo polacco Aleksander Smolar.
Secondo Henry Porter dell'Observer, a vent'anni dalla caduta del muro le promesse implicite in quell'evento non sono state mantenute. Anche perché l'UE cerca sempre più di “standardizzare abitudini e comportamenti”.
Da anni gli euroscettici del Partito conservatore britannico ammoniscono che il trattato di Lisbona segna la fine della sovranità nazionale. Quando si tratta di alta finanza o di relazioni con gli Stati Uniti, però, sono sempre pronti a mettere da parte i timori, scrive Seuman Milne sul Guardian.
Il trattato di Lisbona prevede l'adozione di una struttura diplomatica comune per i Ventisette sotto l'autorità di un Alto rappresentante. Ma gli stati e le varie istituzioni continuano a disputarsi il diritto di avere l'ultima parola.
Con la firma del presidente ceco, l'entrata in vigore del trattato di Lisbona a dicembre è ormai certa. Ora l’Ue dispone degli strumenti per funzionare al meglio, ma sarà tutto inutile se i suoi leader non cambiano atteggiamento, avverte la stampa europea.
Ora che Tony Blair e David Miliband sono considerati probabili candidati alle massime cariche dell’Ue, Londra punta a un maggiore coinvolgimento in Europa. Ma sulle pagine dell’Independent Mary Dejevsky sostiene che il conservatore David Cameron potrebbe stroncare sul nascere questa tendenza.
Per accontentare tutti i candidati a una poltrona da commissario, il presidente della Commissione europea vuole creare nuovi portafogli. Il valore dei posti in ballo si misura col numero di regali ricevuti nel corso del mandato, ironizza la stampa europea.
Tony Blair è quasi sicuramente destinato a diventare il primo presidente dell’Unione, scrive Con Coughlin sul Daily Telegraph, ma il suo ruolo sarà quasi esclusivamente formale. Il vero potere sarà concentrato nelle mani dell’alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune.
Quando sarà definitivamente ratificato, il trattato di Lisbona dovrebbe dare all'Ue gli strumenti per realizzare le sue ambizioni politiche ed economiche. Non manca che il coraggio di assumersi dei rischi, sostiene Moisés Naím, direttore del mensile statunitense Foreign Policy.