Minoranze
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Bulgaria
La miccia è accesa
30 settembre 20113Trud Sofia -
Romania
Via il razzismo dal dizionario
22 settembre 2011PresseuropJurnalul Naţional -
5 settembre 2011PresseuropPolska The Times
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30 agosto 2011PresseuropDe Morgen
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Belgio
Una separazione di velluto
21 giugno 20118De Volkskrant Amsterdam -
3 giugno 20116România libera Bucarest
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Germania-Polonia
Il Bundestag riabilita i perseguitati polacchi
25 maggio 20111PresseuropGazeta Wyborcza -
Estonia
Un problema di nazionalità
5 maggio 20113Postimees Tallinn -
27 aprile 20111PresseuropSvenska Dagbladet
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Ungheria
La caccia ai rom è ancora aperta
6 aprile 20114Le Monde Parigi -
Ungheria
La rivoluzione di Viktor Orbán
1 aprile 20111Týždeň Bratislava -
Polonia
La Slesia morde il freno
31 marzo 20113Hospodářské noviny Praga -
Polonia-Lituania
Scontro sulla legge linguistica
31 marzo 2011PresseuropRzeczpospolita -
Slovacchia-Ungheria
Tentativo di accordo sul doppio passaporto
18 febbraio 2011PresseuropSME -
Polonia
Vietato l’ingresso ai rom
27 gennaio 20113PresseuropGazeta Wyborcza -
Paesi baltici
Le minoranze non hanno voce
6 gennaio 20114De Volkskrant Amsterdam -
Romania
Il futuro è dei rom
5 gennaio 20113PresseuropGandul -
Romania
Una settimana da rom
10 novembre 20102Adevărul Bucarest -
Polonia-Lituania
Alta tensione tra Varsavia e Vilnius
4 novembre 2010Rzeczpospolita Varsavia -
20 ottobre 2010PresseuropRomânia libera
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15 ottobre 2010PresseuropRomânia libera
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Dibattito
Tolleranti o solidali?
27 settembre 2010Les Echos Parigi -
Belgio
Crisi al cuore dell’Unione
14 settembre 20103Les Echos Parigi -
Cittadinanza
L’Europa si allarga sottobanco
16 agosto 20102Le Figaro Parigi -
Francia-Romania
Rom, la polemica senza confini
28 luglio 20101La Croix Parigi -
Autonomia
La forza della regione
26 luglio 20102Adevărul Bucarest -
L’europeo della settimana
Béla Bugár, un ponte tra due popoli
29 giugno 2010Respekt Praga -
Ungheria-Slovacchia
Il tango nazionalista continua
27 maggio 2010PresseuropNépszabadság -
Spagna
Il senato di Babele?
29 aprile 2010PresseuropEl Mundo -
Germania
Gli “ossi” non sono un’etnia
16 aprile 2010PresseuropSüddeutsche Zeitung -
Turchia
Ankara tende una mano ai curdi
9 aprile 2010PresseuropDie Presse -
Editoriale
La nazione paria
9 aprile 20102Presseurop -
15 marzo 2010PresseuropGandul
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Identità
Elogio della molteplicità
19 febbraio 20102De Standaard Bruxelles -
Polonia-Bielorussia
Lukashenko contro i polacchi
16 febbraio 2010PresseuropGazeta Wyborcza -
Danimarca
I ghetti non cedono
12 febbraio 2010PresseuropJyllands-Posten -
Belgio
Istanwood batte Hollywood
10 febbraio 2010De Standaard Bruxelles -
Religioni
Ebrei e Germania, anno zero
9 febbraio 20102Die Zeit Amburgo -
Una città in Europa
Cieszyn e Cesky Tesín, gemelle problematiche
5 febbraio 20101Polityka Varsavia -
Paesi Bassi
Stato d'emergenza per gli scontri interetnici
5 gennaio 2010PresseuropDe Volkskrant -
Allargamento
Una tegola bulgara per la Turchia
5 gennaio 2010Presseuropeuobserver.com -
14 dicembre 2009PresseuropEl Periódico de Catalunya
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Razzismo
I più discriminati d'Europa
10 dicembre 20092PresseuropIrish Examiner -
Repubblica Ceca
L'esclusione dei rom comincia a scuola
8 dicembre 2009Respekt Praga -
Unione europea
Tutti contro i musulmani
16 novembre 2009PresseuropDie Tageszeitung -
Lituania
Valdemar, non Waldemar
9 novembre 2009PresseuropRzeczpospolita -
Minoranze
Chi sono gli ebrei?
28 ottobre 20091PresseuropThe Guardian -
Ungheria
Integrazione forzata per i rom?
27 ottobre 2009Heti Világgazdaság Budapest -
Stato-nazione
Una nuova idea di cittadinanza
7 ottobre 2009Postimees Tallinn -
Minoranze
Una lettera divide Polonia e Lituania
25 settembre 2009PresseuropGazeta Wyborcza
La morte di un giovane ha innescato una violenta rivolta popolare contro i rom nel sud del paese. Dopo anni di gestione strumentale e corrotta, la questione delle minoranze è diventata una polveriera.
Nonostante gli inconciliabili contrasti che impediscono la formazione di un governo, la divisione di Fiandre e Vallonia è ancora un tabù. Eppure l'esempio della Cecoslovacchia dimostra che questa soluzione accontenterebbe tutti.
La minoranza ungherese in Romania ha appena ottenuto un ufficio di rappresentanza a Bruxelles. Una mossa prettamente simbolica, ma che è bastata a scatenare la rabbia del governo.
Dal 1991 il paese conta decine di migliaia di "non cittadini", abitanti di lingua russa che si erano trasferiti nel paese ai tempi dell'Unione Sovietica. Un'anomalia difficile da superare.
Mentre la Commissione europea spinge per una maggiore integrazione dei rom, l'estrema destra ungherese continua indisturbata la sua azione intimidatoria ai danni della minoranza, con la complicità del governo conservatore.
Il 15 marzo gli ungheresi hanno commemorato i moti antiasburgici del 1848. Il governo vuole approfittare dell'occasione per proseguire la sua campagna di estensione della cittadinanza e varare una nuova costituzione.
La regione al confine con Germania e Repubblica Ceca ha una lingua e una storia a sé e, soprattutto, uno dei redditi più alti del paese. Per questo i movimenti che rivendicano l'autonomia amministrativa e fiscale sono sempre più forti.
In Estonia, Lituania e Lettonia le consistenti comunità polacche e russe sono costantemente discriminate. E nonostante il suo presunto impegno a favore dei diritti linguistici, Bruxelles non muove un dito.
Un giornalista si cala nei panni di uno zingaro per comprendere meglio il "problema" che divide l'Europa. E scopre che il disprezzo per la diversità è forte, ma la discriminazione è dovuta soprattutto alla povertà.
I rapporti tra i due vicini si stanno facendo sempre più difficili. Al centro della polemica c'è la questione dei diritti linguistici della minoranza polacca in Lituania, ma i motivi di rivalità sono ben più ampi e radicati.
Le tensioni regionali in Belgio e Italia e la questione dei rom dimostrano che una società non può essere al tempo stesso generosa ed eterogenea. Una contrapposizione che si ripete ovunque all'interno dell'Unione europea.
Le divisioni tra fiamminghi e valloni non minacciano solo l'integrità del paese, ma anche la stabilità e l'immagine dell'Ue. Oggi più che mai i due volti di Bruxelles hanno bisogno l'uno dell'altro.
Grazie alla politica di naturalizzazione di alcuni stati membri, presto milioni di moldavi, macedoni, serbi, ucraini e turchi potrebbero ottenere un passaporto europeo. Ed è solo l'inizio.
Dopo gli incidenti delle scorse settimane il governo francese ha deciso di affrontare il "problema" valutando l'espulsione dei rom di origine straniera. Ma al di là delle "soluzioni" nazionali, quella dei nomadi resta una questione europea.
La sentenza della Corte internazionale di giustizia a favore dell'indipendenza del Kosovo ha rilanciato la questione dell'autonomia delle regioni europee. A Bruxelles ci sono già più di 300 uffici a difendere gli interessi di territori grandi e piccoli.
Il fondatore del primo partito bi-etnico slovacco-ungherese cerca di fermare la deriva nazionalistica tra i due popoli. Una sfida da cui dipende la stabilità dell'Europa centrale.
Fiamminga, vallona o belga? O semplicemente europea? Per lo scrittore Geert van Istendael, le numerose identità dei suoi concittadini non sono un problema. Al contrario, in un mondo in costante movimento, potrebbero essere un esempio per tutti.
Nonostante le loro bizzarrie, in Belgio i film turchi attirano spesso più spettatori dei loro concorrenti locali, grazie a un pubblico limitato ma molto recettivo.
Secondo le stime in Germania vivono circa 200mila ebrei. Una comunità in rotta con il passato: una recente ondata di immigrati dalle ex-repubbliche sovietiche e una generazione di giovani lontani da Israele e dalla Shoah, con un nuovo atteggiamento nei confronti della storia.
Nonostante le tensioni tra polacchi e cechi in questa regione storicamente contesa tra i due paesi, nelle due città la vita scorre a cavallo della frontiera.
Dopo una serie di fatti di cronaca, la questione dei rom è al centro di un intenso dibattito sulla stampa ungherese. La saggista Eszter Babarczy propone sul settimanale Hvg di separare i giovani dal loro ambiente per favorire l'integrazione.
Con la scomparsa delle frontiere e le rivendicazioni della sua forte minoranza russa, l'Estonia rimette in discussione la sua nozione di "vivere insieme". Una riflessione che si impone a tutti i paesi d'Europa, soprattutto di fronte al fenomeno dell'immigrazione.