Lavoro
-
Povertà
C’era una volta la classe media
1 febbraio 201214El País Madrid -
Paesi Bassi
Mamma ho fondato un’azienda
17 gennaio 2012De Groene Amsterdammer Amsterdam -
10 gennaio 20123PresseuropPresseurop
-
Lavoro
Un’Europa a due velocità
5 gennaio 20123PresseuropLa Tribune -
23 dicembre 20114PresseuropHandelsblatt
-
Lituania
I medici migrano a nord
20 dicembre 20111Lietuvos Rytas Vilnius -
10 novembre 20113PresseuropTimpul
-
19 ottobre 201116De Volkskrant Amsterdam
-
Migrazioni
Un’Europa in movimento
14 ottobre 20113Adevărul Bucarest -
Italia
La Fiat se ne va
4 ottobre 20112PresseuropPresseurop -
Grecia
Trentamila impiegati di meno
3 ottobre 20112PresseuropTa Nea -
30 settembre 2011PresseuropAdevărul
-
15 settembre 20114Polityka Varsavia
-
Regno Unito
Cameron teme la direttiva sul lavoro
6 settembre 2011PresseuropThe Daily Telegraph -
18 agosto 2011PresseuropDe Morgen
-
27 giugno 2011PresseuropPolitiken
-
America latina
Il ritorno degli spagnoli
24 giugno 20112El País Madrid -
Polonia
Chi ha bisogno dei giovani?
7 giugno 20113The Guardian Londra -
Spazio Schengen
La strategia del riccio
13 maggio 20115Die Presse Vienna -
Romania
Guerra al lavoro nero
9 maggio 2011PresseuropEvenimentul Zilei -
Germania
Allora, questa invasione?
29 aprile 20111Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
29 aprile 20112Wprost Varsavia
-
Polonia
E ora tutti in Germania
5 aprile 20114Polityka Varsavia -
17 marzo 20111PresseuropGandul
-
Portogallo
La scure si abbatte sugli stagisti
1 marzo 2011Presseuropi -
Bulgaria
La disoccupazione non si ferma più
2 febbraio 2011PresseuropDnevnik -
28 gennaio 20111PresseuropABC
-
Germania-Spagna
Un incontro di lavoro
24 gennaio 20112La Vanguardia Barcellona -
5 gennaio 2011PresseuropABC
-
Francia-Germania
Il match della competitività
4 gennaio 2011PresseuropLa Tribune -
Belgio-Bulgaria
Malinteso e polemica sui rom
6 dicembre 2010PresseuropDe Morgen -
2 dicembre 20101PresseuropHandelsblatt
-
Portogallo
Sono i migliori che se ne vanno
25 novembre 2010Público Lisbona -
Portogallo
Bruxelles vuole la riforma del lavoro
5 novembre 2010Presseurop -
Pubblica amministrazione
La fine di un mito
27 ottobre 2010Il Foglio Milano -
Paesi Bassi
Il padrone cambia, il salario no
22 ottobre 2010PresseuropDe Volkskrant -
Maternità
Il congedo comune divide l’Unione
20 ottobre 2010PresseuropDagens Nyheter -
Romania
Lavorare 60 ore, ordine del Fmi
12 ottobre 2010PresseuropAdevărul -
Inchiesta
Gli schiavi che pescano per l’Europa
7 ottobre 20103The Guardian Londra -
Austerity
L’Europa scende in piazza
29 settembre 20101La Tribune Parigi -
Ungheria
Un paese senza futuro
28 settembre 2010Magyar Nemzet Budapest -
Polonia
Un altro esodo di lavoratori
27 settembre 2010PresseuropGazeta Wyborcza -
Ungheria
Opel va a est
22 settembre 2010PresseuropNépszabadság -
Repubblica Ceca
Gli stakanovisti d’Europa
7 settembre 20101PresseuropLidové noviny -
Germania
Stop all’immigrazione qualificata
25 agosto 2010PresseuropDie Tageszeitung -
Repubblica Ceca
Stretta sui lavoratori stranieri
19 agosto 2010PresseuropHospodářské noviny -
Emigrazione
La crisi inverte i flussi
12 agosto 20102Foreign Policy România Bucarest -
Lavoro
Gli europei sono pigri?
19 luglio 20101De Groene Amsterdammer Amsterdam -
8 luglio 20102Presseurop
-
Austerity
Estate serena, autunno caldo
2 luglio 2010De Volkskrant Amsterdam
L'aumento della disoccupazione sta spingendo ai margini della società milioni di cittadini che non avevano mai conosciuto problemi economici, cambiando la nostra idea della povertà.
Sviluppano applicazioni per gli smartphone, commerciano in prodotti bio o assicurano supporto scolastico agli studenti: sempre più adolescenti diventano imprenditori, anche grazie a una fondazione specializzata.
Colpiti duramente dalla crisi, dottori e infermieri vanno a cercare lavoro nei paesi scandinavi, soprattutto in Norvegia. Non si tratta di un esodo definitivo, ma di un continuo andirivieni tra Oslo e Vilnius.
Nonostante la crisi e la disoccupazione, nei paesi mediterranei l'emigrazione verso il resto d'Europa è ancora limitata. Colpa della scarsa apertura del mercato, che perpetua gli squilibri e preclude enormi potenzialità di sviluppo.
La crisi ha rivoluzionato le vecchie tendenze migratorie e i rapporti tra paesi di partenza e di arrivo. I cittadini dell'Europa mediterranea tornano a fare le valigie, mentre quelli dell'est prendono il loro posto.
La crisi sta accelerando la moltiplicazione dei lavoratori a tempo determinato e part-time. Una fascia sociale emarginata, che vive sulla soglia della povertà e favorisce l'ascesa dei movimenti xenofobi e antidemocratici.
Di fronte all'altissimo tasso di disoccupazione e alla mancanza di prospettive in patria, molti giovani spagnoli cercano fortuna nelle ex colonie in pieno boom economico.
Nonostante il boom economico, lo stato polacco non è ancora riuscito a risolvere le carenze dell'assistenza sociale e bilanciare gli squilibri di un mercato del lavoro ostile ai neolaureati. Che emigrano in massa nell'indifferenza generale.
Con la reintroduzione dei controlli alle frontiere, decisa il 12 maggio dai ministri dell'interno europei per alcune circostanze speciali, l'Ue manifesta una preoccupante tendenza a chiudersi in se stessa. Se i Ventisette non invertiranno la rotta, l'Europa unita è destinata a sparire.
Il 1 maggio cadono le barriere all'ingresso dei lavoratori dell'Europa centro-orientale nel mercato del lavoro tedesco. Ma aprire le porte non basterà ad attrarre la manodopera necessaria.
Alla vigilia dell'apertura del mercato del lavoro di Germania e Austria ai lavoratori dell'Europa centrale e orientale, gli esperti temono un nuovo esodo. Ma per le autorità è un modo come un altro di affrontare la disoccupazione.
Il 1 maggio Berlino abolirà il sistema di quote che limita l'accesso dei lavoratori dai paesi dell'est. Molti temono un'ondata incontrollabile, ma l'economia tedesca ha bisogno di forze nuove.
Da una parte l'economia tedesca, in espansione ma a corto di manodopera qualificata. Dall'altra le migliaia di laureati spagnoli senza impiego né prospettive. Sembra un matrimonio perfetto, ma le cose potrebbero non andare così lisce.
Tra i portoghesi che hanno manifestato contro le misure di austerity del governo ci sono moltissimi giovani laureati. Stretti tra precarietà e disoccupazione, per molti di loro l'unica via d'uscita è l'emigrazione. Una fuga di cervelli che rischia di costare cara a un paese già arretrato.
Un tempo lavorare per lo stato era sinonimo di sicurezza, status e privilegi. Ma la crisi economica e i tagli dei governi europei hanno infranto anche questo sogno.
Gran parte del pesce consumato nel continente proviene da pescherecci di frodo che sfruttano manodopera schiavizzata e distruggono le riserve dell'Africa occidentale. Lo rivela una ong britannica.
Sciopero generale in Spagna, corteo a Bruxelles, proteste in Irlanda, Italia, Serbia, Lettonia e Francia. Mentre la Commissione passa al setaccio i bilanci nazionali, in Europa cresce la protesta contro l'austerity e la riforma delle pensioni.
Minato dalla crisi e dalla corruzione, il paese non è più in grado di offrire le condizioni per farsi una vita ai suoi giovani, a cui non resta che emigrare in massa. A vent'anni dalla caduta del comunismo, i conti della transizione sono profondamente in rosso.
Il mito dell'idraulico polacco che toglie il pane di bocca ai lavoratori tedeschi è ormai superato. Oggi sono i nuovi disoccupati dell'Europa occidentale a emigrare a est e a sud, dove il lavoro non manca.
Vacanze lunghe, settimane corte, pensioni anticipate: agli occhi degli Stati Uniti gli europei sono allergici al lavoro. Un’immagine sbagliata, ma con la crisi le cose dovranno comunque cambiare.
Con la pubblicazione di un libro verde sulle pensioni, la Commissione raccomanda agli stati membri di adeguare in modo automatico l'età pensionabile ai cambiamenti demografici. Un'idea che non convince la stampa europea.
In diversi paesi europei i cittadini sono già scesi in piazza per protestare contro l'austerity imposta dai governi. Ma per valutare il vero impatto della crisi sulla stabilità sociale del continente bisognerà attendere la fine dell'estate.