Integrazione europea
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Integrazione europea: Un referendum sul futuro dell’Ue
17 ottobre 201227256 Il Foglio Milano -
Istituzioni: L’Eurobarometro è sempre sul sereno
9 ottobre 20129629 De Volkskrant Amsterdam -
Unione europea: Una costituzione per il ventunesimo secolo
5 ottobre 201219857 The Guardian Londra -
Integrazione europea: L’immaginazione al potere
26 settembre 201219863 NRC Handelsblad Amsterdam -
Ue-Regno Unito: Verso il punto di non ritorno
20 settembre 201232296 The Guardian Londra -
Eurozona: La politica non ha più scuse
13 settembre 20128978 La Repubblica Roma -
Unione europea: Dieci paesi per gli Stati Uniti d’Europa
20 giugno 2012230733PresseuropDie Presse -
Unione europea: Le incognite dell’unione politica
8 giugno 201211728PresseuropFinancial Times Deutschland, Financial Times Deutschland, Le Figaro -
Editoriale: Il complotto federalista
8 giugno 201214846Presseurop -
Eurozona: Verso gli Stati Uniti d’Europa
5 giugno 201279891 The Guardian Londra -
Eurozona: Il momento delle scelte
25 maggio 20129829PresseuropThe Economist -
Dibattiti: Solo la politica ci può salvare
16 febbraio 201217130 Gazeta Wyborcza Varsavia -
Editoriale: Rischia, Angela
27 gennaio 2012424Presseurop -
Stampa: Il giornale dell’Europa di domani
26 gennaio 20121127PresseuropLa Stampa, Le Monde, Gazeta Wyborcza & altri 3 -
Idee: Oltre la Pax Europaea
19 gennaio 201218667 De Morgen Bruxelles -
Repubblica Ceca: L’Europa non è solo shopping
20 dicembre 2011576 Lidové noviny Praga -
Chi ha paura della Germania? / 5: Un affare di famiglia
25 novembre 201125919 Die Zeit Amburgo -
Idee: L’Europa a tre velocità
14 novembre 20111959 România libera Bucarest -
Fantapolitica: Il “Grande balzo” arriverà tardi
22 agosto 20111525 Le Figaro Parigi -
Ripensare l’Europa/1: Il momento delle scelte
21 luglio 2011602 Polska The Times Varsavia -
Istituzioni: Tutti uniti per gli eurocrati
15 giugno 20111007 The Daily Telegraph Londra -
Unione europea: È ora di tornare a casa
8 giugno 201165024 Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
Euro: È urgente!
13 maggio 201112 Der Standard Vienna -
Paesi Baltici: Insieme verso l’euro
13 dicembre 201070 Atgimimas Vilnius -
Istituzioni: La crisi rafforza gli eurocrati
8 dicembre 201074 Przekrój Varsavia -
Integrazione: Tra il federalismo e il caos
12 ottobre 20101383 The Independent Londra -
Dibattito: Che fine ha fatto il progetto europeo?
21 settembre 2010422 Adevărul Bucarest -
Integrazione europea: Kupchan: uno stimolo, non una sentenza
7 settembre 2010PresseuropIl Sole-24 Ore -
Quale futuro per l’Europa?/6: Ritroviamo la strada maestra
23 giugno 2010331 Corriere della Sera Milano -
IDEE: Più Europa per una globalizzazione felice
15 aprile 2010506 De Volkskrant Amsterdam -
Integrazione europea: La Germania egoista
20 ottobre 2009PresseuropDie Zeit
I leader europei stanno preparando un nuovo progetto per l'Unione. Ma se vogliono evitare il ripetersi del fiasco della costituzione del 2005 potrebbero trarre ispirazione dal Sudafrica del dopo-apartheid.
Gli sforzi per promuovere l'integrazione europea si concentrano sugli aspetti economici e politici senza tenere conto delle differenze nell'immaginario dei popoli. Ecco perché l'Ue è così lontana dalla gente.
Dopo gli interventi di Barroso e Van Rompuy e le proposte di un gruppo di ministri degli esteri, il cammino verso una maggiore integrazione europea sembra segnato. Un percorso da cui Londra pare ormai tagliata fuori.
Il verdetto della Corte costituzionale tedesca ha messo fine alla prima parte della “guerra di unificazione”dell’Europa. Ora però si apre un’altra fase: la battaglia per convincere le forze politiche nazionali ad accettare la cessione di sovranità necessaria al nuovo assetto dell’Ue.
Angela Merkel vorrebbe un aumento di federalismo ed evoca un’Europa a due velocità. Ma l’idea presenta difficoltà giuridiche in Germania e scava un fossato con la Francia di François Hollande.
Con l’esaurirsi delle alternative, l’unione politica e fiscale sembra sempre più probabile. I piani per realizzarla potrebbero emergere già al vertice del 28 e 29 giugno.
L'incapacità di costruire un'Europa federale e il ripiego sull'unione economica sono alla base della crisi attuale. Per uscirne bisogna rimettere al centro la democrazia.
Per giustificare scomode concessioni all'integrazione europea, i leader continuano ad agitare lo spettro del ritorno alle guerre dei secoli scorsi. È ora di rivolgersi ai cittadini con argomenti più attuali.
A oltre vent'anni del "ritorno all'Europa" realizzato da Václav Havel, il dibattito tra sostenitori e avversari dell'Unione europea è ancora troppo superficiale. La società ceca non sembra aver capito cosa c'è in ballo.
Decenni di integrazione hanno trasformato i paesi europei in altrettanti parenti, che nonostante le ruggini non possono abbandonare le pecore nere o i cugini in difficoltà.
Il futuro dell'Ue non dipende dall'identità europea che Bruxelles sbandiera continuamente, ma dalle regole e dalla capacità di rispettarle. La creazione di gruppi di stati in base alla competitività e alla disciplina sembra una scelta obbligata.
È il 2031 e l'Europa, dopo aver rischiato il collasso, si è finalmente decisa a intraprendere le riforme a lungo invocate. Ma la Cina ha già conquistato il vertice dell'economia mondiale e l'occidente è sulla via del declino.
La crisi dell'euro è stata innescata da fattori congiunturali, ma amplificata dai difetti strutturali dell'Unione. Troppi obiettivi sono stati fatti confluire a forza nel progetto europeo: per andare avanti bisogna sacrificare qualcosa.
L'ex premier britannico Tony Blair ha dichiarato che l'Ue ha bisogno di più integrazione e di un presidente eletto. Ma l'assioma che più Europa è meglio non è sostenuto da prove oggettive, ma dagli interessi di Bruxelles.
L'integrazione europea è stata quasi un miracolo per il vecchio continente. Ma col passare degli anni non è riuscita a superare i vecchi limiti e ha accumulato nuovi difetti. Ora la democrazia deve tornare al centro del progetto.
Il primo gennaio l'Estonia entrerà nell'unione monetaria. Un'occasione per accelerare il processo di integrazione europea di Lettonia e Lituania e rilanciare i rapporti sempre meno amichevoli tra le repubbliche baltiche.
Approfittando delle difficoltà finanziarie di molti paesi membri, l'Unione europea si sta appropriando di prerogative un tempo riservate ai rappresentanti eletti. Così il potere si allontana sempre più dai cittadini.
Ormai neanche i padri fondatori dell'Unione credono più al progetto degli Stati Uniti d'Europa. Ma il modello intergovernativo "light" non può bastare da solo: serve una via di mezzo realistica.
Lo scontro sui rom è l'emblema della crisi esistenziale dell'Unione: dimostra che gli interessi di alcuni stati sono ormai in conflitto con quelli europei. Una tendenza che i nuovi membri dovrebbero contrastare con ogni mezzo.
L'Unione è rimasta senza guida proprio nel momento in cui ne aveva più bisogno. Di fronte alla crisi dell'euro e al rischio di frammentazione, è ora che la politica nazionale lasci spazio a istituzioni europee veramente indipendenti.
L'Unione europea deve fare di più per proteggere i suoi cittadini dalle tensioni del mondo contemporaneo. Altrimenti la "seconda globalizzazione" rischia di finire come la prima: nella guerra.