Disoccupazione
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Povertà
C’era una volta la classe media
1 febbraio 201214El País Madrid -
10 gennaio 20123PresseuropPresseurop
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Lavoro
Un’Europa a due velocità
5 gennaio 20123PresseuropLa Tribune -
Emigrazione
L’esodo dei greci in Australia
22 dicembre 201115The Guardian Londra -
Spagna
Un paese senza tetto
2 dicembre 20119El Mundo Madrid -
31 ottobre 20112PresseuropEl País
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19 ottobre 201116De Volkskrant Amsterdam
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10 agosto 20111PresseuropLa Razón
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27 giugno 2011PresseuropPolitiken
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America latina
Il ritorno degli spagnoli
24 giugno 20112El País Madrid -
Polonia
Chi ha bisogno dei giovani?
7 giugno 20113The Guardian Londra -
24 maggio 20115Politiken Copenhagen
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18 maggio 20113PresseuropCorriere della Sera
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16 maggio 2011PresseuropEl País
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Grecia
Torno a vivere da mamma
3 maggio 2011De Volkskrant Amsterdam -
27 aprile 20113El País Madrid
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Spagna
Amnistia per il lavoro nero
26 aprile 2011PresseuropLa Vanguardia -
Estonia
Indietro non si torna
21 aprile 20112Eesti Päevaleht Tallinn -
Portogallo
I giovani non vedono futuro
14 febbraio 20112Público Lisbona -
Bulgaria
La disoccupazione non si ferma più
2 febbraio 2011PresseuropDnevnik -
Editoriale
La lezione della Tunisia
21 gennaio 20111Presseurop -
5 gennaio 2011PresseuropABC
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Portogallo
Sono i migliori che se ne vanno
25 novembre 2010Público Lisbona -
Regno Unito
Pulizia sociale a Londra
8 novembre 2010PresseuropThe Guardian -
Portogallo
Allacciate le cinture
7 ottobre 20101Presseuropi -
Ungheria
Un paese senza futuro
28 settembre 2010Magyar Nemzet Budapest -
Disoccupazione
Un continente a spasso
16 settembre 2010PresseuropThe Independent -
Disoccupazione
L’Europa ha perso una generazione
17 agosto 2010PresseuropHospodářské noviny -
Emigrazione
La crisi inverte i flussi
12 agosto 20102Foreign Policy România Bucarest -
Portogallo
La fine del tunnel è lontana
9 agosto 2010Presseuropi -
Emigrazione
Gli irlandesi ricominciano a emigrare
14 luglio 2010PresseuropThe Irish Times -
1 luglio 2010PresseuropThe Irish Times
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Unione europea
Record di disoccupati per i Ventisette
3 maggio 2010Presseuropeuobserver.com -
I paesi baltici e la crisi/2
Lettonia, una tigre nella gabbia dell’Fmi
19 aprile 20101The Independent Londra -
Europea della settimana
Florence Aubenas, infiltrata nella crisi
26 febbraio 2010Le Monde Parigi -
Crisi
Vivevamo all'europea
25 febbraio 20106Rzeczpospolita Varsavia -
24 febbraio 20102The Independent Londra
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3 febbraio 20102Postimees Tallinn
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Portogallo
Grossa crisi, piccolo bilancio
27 gennaio 2010PresseuropPúblico -
Portogallo
Una generazione a rischio
20 gennaio 20101Público Lisbona -
Paesi Bassi
Rotterdam crede nella piena occupazione
12 gennaio 2010PresseuropDe Volkskrant -
Emigrazione
I polacchi non tornano a casa
17 dicembre 2009PresseuropRzeczpospolita -
Francia
Povera banlieue
1 dicembre 2009PresseuropLe Monde -
28 ottobre 2009PresseuropABC
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6 ottobre 2009PresseuropPúblico
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Imprese
Quando il lavoro uccide
29 settembre 20091Le Monde Parigi -
Estonia
Uomini senza pantaloni
22 settembre 2009Eesti Päevaleht Tallinn -
25 agosto 2009PresseuropLibération
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Crisi
Ripresa? Quale ripresa?
14 agosto 2009Presseurop -
Precariato
Grecia, il futuro è dei curati-camerieri
20 luglio 2009PresseuropTa Nea
L'aumento della disoccupazione sta spingendo ai margini della società milioni di cittadini che non avevano mai conosciuto problemi economici, cambiando la nostra idea della povertà.
Per i giovani dei paesi europei più colpiti dalla crisi economica, l'altro emisfero è una terra promessa piena delle opportunità che mancano in patria. E Melbourne si trova a rivivere il boom migratorio del dopoguerra.
Vittime della disoccupazione, della bolla immobiliare e di prestiti bancari irresponsabili, migliaia di famiglie spagnole non riescono a pagare i mutui e sono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Per evitare l'emergenza sociale c'è bisogno di una riforma del sistema.
Nonostante la crisi e la disoccupazione, nei paesi mediterranei l'emigrazione verso il resto d'Europa è ancora limitata. Colpa della scarsa apertura del mercato, che perpetua gli squilibri e preclude enormi potenzialità di sviluppo.
Di fronte all'altissimo tasso di disoccupazione e alla mancanza di prospettive in patria, molti giovani spagnoli cercano fortuna nelle ex colonie in pieno boom economico.
Nonostante il boom economico, lo stato polacco non è ancora riuscito a risolvere le carenze dell'assistenza sociale e bilanciare gli squilibri di un mercato del lavoro ostile ai neolaureati. Che emigrano in massa nell'indifferenza generale.
Esasperati dalla crisi, gli spagnoli hanno punito il governo alle amministrative e dato vita a grandi manifestazioni di protesta. I veri responsabili dello stallo del paese però non sono a Madrid, ma a Bruxelles e Berlino.
Con la disoccupazione a livelli record, sono sempre di più i giovani greci che tornano ad affidarsi alla rete di protezione sociale della famiglia. Ma questo forte legame è anche una delle ragioni della crisi.
Disoccupazione, precariato, nessuna garanzia per il futuro: la gioventù spagnola è stata colpita in pieno dalla crisi economica, eppure non dà segni di protesta. In un paese privo di tradizione politica, l'apatia è l'unica risposta.
Il governo di Tallinn ha lanciato una campagna per convincere gli emigrati più qualificati a tornare in patria. Ma a dispetto degli investimenti, le reazioni oscillano tra l'indifferenza e l'indignazione.
Mentre i "baby boomers" continuano a difendere i propri "diritti acquisiti", i loro figli non hanno prospettive e devono accontentarsi di condizioni sempre più precarie. Senza un'apertura generazionale il paese rischia la frattura.
Tra i portoghesi che hanno manifestato contro le misure di austerity del governo ci sono moltissimi giovani laureati. Stretti tra precarietà e disoccupazione, per molti di loro l'unica via d'uscita è l'emigrazione. Una fuga di cervelli che rischia di costare cara a un paese già arretrato.
Minato dalla crisi e dalla corruzione, il paese non è più in grado di offrire le condizioni per farsi una vita ai suoi giovani, a cui non resta che emigrare in massa. A vent'anni dalla caduta del comunismo, i conti della transizione sono profondamente in rosso.
Il mito dell'idraulico polacco che toglie il pane di bocca ai lavoratori tedeschi è ormai superato. Oggi sono i nuovi disoccupati dell'Europa occidentale a emigrare a est e a sud, dove il lavoro non manca.
In Lettonia gli anni del boom sono solo un ricordo: oggi il paese baltico ha il più alto tasso di disoccupazione della Ue. I lettoni sono temprati dalle ristrettezze del periodo sovietico, ma l'austerity potrebbe durare ancora a lungo.
Florence Aubenas, giornalista francese rapita in Iraq nel 2005, si è immersa per sei mesi nel mondo del precariato per raccontare una condizione ampiamente ignorata.
L'idea che possiamo uscire dalla crisi senza rinunciare allo stile di vita europeo è una pia illusione, afferma l'opinionista del quotidiano conservatore polacco.
Alle prese con licenziamenti diffusi e cupe previsioni di uno stallo nella ripresa dalla recessione, l'Europa sta affrontando un'ondata di scioperi senza precedenti. Da Dublino ad Atene i lavoratori contestano i tagli al bilancio e le politiche di riduzione salariale.
A Narva la coda per andare in Russia dura anche due giorni: dall'altra parte della frontiera, infatti, la benzina costa molto meno. Un'opportunità per i disoccupati locali, che si improvvisano contrabbandieri per sbarcare il lunario.
In Gran Bretagna la chiamano "generazione perduta" – i giovani tra 16 e 25 anni che entrano in un mercato del lavoro devastato dalla crisi e incontrano enormi difficoltà a trovare un impiego. Ma anche in Portogallo il problema si aggrava, avverte Público.
Ventiquattro lavoratori di France Télécom si sono suicidati negli ultimi 18 mesi. Precarizzazione, flessibilità, isolamento: le cause di questo disagio sono molteplici. Ma al di là della situazione dell'impresa, è in gioco il significato del lavoro nelle nostre società, spiegano due sociologi su Le Monde.
Sulle due sponde del Reno il Pil è cresciuto dello 0,3 per cento nell'ultimo trimestre. Ma è troppo presto per parlare di fine della crisi, avverte la stampa europea, perché nella maggior parte dei paesi Ue la crescita resta negativa.