Democrazia
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Democrazia
Dieci pensieri su un mondo assurdo
27 gennaio 201224Süddeutsche Zeitung Monaco -
19 gennaio 201267De Morgen Bruxelles
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Intervista
Geert Mak: riprendiamoci l’Europa
9 gennaio 20127NRC Handelsblad Rotterdam -
Ungheria
Con Viktor Orbán ce la vediamo noi
3 gennaio 20129Heti Világgazdaság Budapest -
Islanda
Un’utopia reale
23 dicembre 201139Público Madrid -
20 dicembre 201134El País Madrid
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Eurozona
Finché il rating non ci separi
7 dicembre 201113Libération Parigi -
Unione europea
Ascoltiamo anche i cittadini
1 dicembre 201130The Guardian Londra -
Unione europea
Il Verbo si è fatto carta, color salmone
29 novembre 201112De Morgen Bruxelles -
25 novembre 2011The Irish Times Dublino
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Unione europea
Rivoluzione dall’alto
23 novembre 20115Libération Parigi -
Politica
In difesa dei tecnocrati
17 novembre 201110The Guardian Londra -
Crisi del debito
L’Europa contro la gente?
11 novembre 201123The Economist Londra -
9 novembre 20117Presseurop
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7 novembre 2011NRC Handelsblad Rotterdam
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Crisi dell'euro
Governi tecnici, elettori scettici
7 novembre 20116Il Sole-24 Ore Milano -
Grecia
La democrazia è spazzatura
2 novembre 201118Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
Editoriale
L'Europa tra due fuochi
28 ottobre 20112Presseurop -
Crisi dell'euro
Mai senza il mio Bundestag
25 ottobre 2011PresseuropDie Tageszeitung -
Opinione
La democrazia è stanca
14 ottobre 201116El País Madrid -
Germania
Berlino alza la bandiera pirata
20 settembre 20115Süddeutsche Zeitung Monaco -
9 settembre 2011PresseuropPúblico
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Democrazia
Bruxelles non ci sente
24 agosto 20116The New York Times New York -
Dibattito
Dopo Oslo, una nuova diversità europea
3 agosto 20114Adevărul Bucarest -
Unione europea
Non è il momento della democrazia
11 luglio 201123Der Spiegel Amburgo -
Unione europea
È ora di svegliare il gigante
8 luglio 20116De Groene Amsterdammer Amsterdam -
4 luglio 20112Sydsvenskan Malmö
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24 giugno 20113The Guardian Londra
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Unione europea
È ora di tornare a casa
8 giugno 201124Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
Spagna-Tunisia
La democrazia logora chi ce l’ha
6 giugno 20113De Volkskrant Amsterdam -
Diplomazia
Cinque miliardi per le rivoluzioni arabe
26 maggio 2011PresseuropEl País -
23 maggio 2011PresseuropEl País
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Regno Unito
Le ragioni della riforma elettorale
5 maggio 2011PresseuropThe Independent -
Editoriale
Test democratico
22 aprile 20112Presseurop -
Ungheria
La dittatura della maggioranza
19 aprile 20114Népszabadság Budapest -
Unione europea
Un Leviatano a Bruxelles
25 marzo 20116Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
Crisi dell'euro
La nascita dell’Europa politica
9 marzo 20115Libération Parigi -
Nord Africa
La nuova frontiera d’Europa
1 marzo 20114La Stampa Torino -
Rivoluzioni arabe
Perché il mondo sarà migliore
17 febbraio 20111PresseuropDie Zeit -
Nord Africa
Una sfida per la diplomazia europea
15 febbraio 2011Der Standard Vienna -
Medio Oriente
Anche gli arabi amano la libertà
4 febbraio 20113Der Standard Vienna -
Medio Oriente
Giù le mani dall’Egitto
2 febbraio 20116The Guardian Londra -
Tunisia
E i francesi stanno a guardare
18 gennaio 20111Presseurop -
Cambiamento climatico
L’ecocrazia è la soluzione
13 dicembre 20104Der Freitag Berlin -
Istituzioni
La crisi rafforza gli eurocrati
8 dicembre 2010Przekrój Varsavia -
Crisi dell'euro
L’Ue dimentica la democrazia
17 novembre 2010PresseuropThe Wall Street Journal Europe -
15 novembre 20102The Times Londra
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Democrazia
Potere, utilizzare con moderazione
4 novembre 2010La Repubblica Roma -
Prospettive
Il dissenso è sviluppo
1 novembre 20101Berliner Zeitung Berlino -
29 aprile 2010Trouw Amsterdam
Ogni giorno l'ideologia dominante ci presenta come normalità la soppressione della democrazia, la svendita dei beni comuni e i soprusi contro la collettività. Dobbiamo ricominciare a porci domande semplici.
Per giustificare scomode concessioni all'integrazione europea, i leader continuano ad agitare lo spettro del ritorno alle guerre dei secoli scorsi. È ora di rivolgersi ai cittadini con argomenti più attuali.
L'Unione è entrata nella sua fase terminale? Nel suo nuovo saggio il giornalista e storico olandese scrive che nel 2012 l'Europa dovrà scegliere la strada politica e uscire dalla logica economica. Altrimenti rischia di perdere il suo posto nel mondo.
L’opposizione alle riforme del governo conservatore continua a crescere. Ma gli ungheresi devono diffidare della sponda offerta dall’occidente, che strumentalizza le critiche per imporre le proprie ricette. Serve un’alternativa che rispetti la sovranità.
Con il rifiuto opposto al salvataggio delle banche i cittadini islandesi hanno dimostrato al mondo che la democrazia può ancora salvarsi dalle spietate leggi del capitalismo internazionale.
Con il progetto europeo il vecchio contente ha ritrovato la prosperità, ma ha anche perso una parte della sua anima. Non è ancora troppo tardi per salvare i nostri valori. Ma bisogna fare in fretta.
Alla vigilia di un cruciale consiglio europeo, Standard&Poor's ha alzato la tensione mettendo la zona euro sotto sorveglianza. L'equilibrio di poteri che garantisce la democrazia è ormai un ricordo.
Secondo alcuni le misure anticrisi stanno trasformando l'Europa in qualcosa di simile a un impero dominato dalla Germania. È ora che l'evoluzione del progetto europeo coinvolga anche la società civile.
I governi forti sono in via di estinzione in tutta Europa. La politica cede il passo a una tecnocrazia sovranazionale che ha come unico punto di riferimento ideologico le opinioni dei grandi quotidiani economici.
I cambi di governo in Grecia, Italia e Spagna dimostrano che è in corso una complessa ristrutturazione dei rapporti tra politica ed economia. Quello che non è ancora chiaro è quale parte avranno in cittadini in questo processo.
La nomina di Mario Monti e Lucas Papademos ha provocato un polverone sulla stampa europea. Ma il governo degli esperti è stato per decenni una base del pensiero di sinistra, e dove è stato adottato ha spesso raggiunto risultati positivi.
Al G20 di Cannes l'asse franco-tedesco ha aumentato le pressioni sul resto dell'eurozona, provocando la caduta di Papandreou e Berlusconi. Ma i salvatori autoeletti dovrebbero chiedersi se i cittadini europei hanno davvero voglia di essere salvati.
In Grecia e Italia si parla di affidare l'esecutivo a "esperti" indipendenti per varare le riforme d'emergenza. Ma l'arretramento della politica non farebbe che aumentare la diffidenza dei cittadini verso una democrazia sempre più indiretta.
Il referendum indetto da Papandreou ha scatenato l’indignazione di tutta Europa, ma si tratta di un basilare esercizio di sovranità popolare. Il sacrificio dei valori fondamentali sull’altare dei mercati è ormai compiuto.
La crisi ha mostrato i limiti della politica di fronte allo strapotere dell'economia e i movimenti popolari denunciano la distanza dei sistemi occidentali dai loro cittadini. Il modello rappresentativo non è più inattaccabile.
Il Partito pirata è stato la rivelazione delle elezioni amministrative nella capitale tedesca. Grazie al suo programma libertario di democrazia diretta la sua base non è più limitata ai fanatici di internet.
Su una cosa gli euroscettici hanno ragione: l'Ue non ascolta i suoi cittadini. La risposta alla crisi dell'euro non fa che confermare la tendenza a prendere tutte le decisioni a porte chiuse e a renderne conto soltanto alle elite dei tencocrati.
Le stragi di Oslo e di Otøya hanno scioccato la Norvegia. Per l'Ue, invece, rappresentano uno stimolo ad adottare una vera politica della diversità, osserva un editorialista rumeno.
Le elite che governano l'Europa hanno prodotto un fallimento dopo l'altro, ma in questa situazione la devoluzione di poteri auspicata da più parti farebbe ancora più danni. Nel breve periodo è indispensabile sostenere il potere centrale contro le spinte centrifughe.
L'Europa attuale è stata paragonata a un enorme dinosauro erbivoro. Ma se vuole sopravvivere agli sconvolgimenti che l'aspettano nel ventunesimo secolo dovrà scrollarsi di dosso la sua pigrizia.
Dopo la crisi finanziaria del 2008 e le proteste popolari che hanno fatto cadere il governo, il paese si prepara ad adottare una nuova legge fondamentale redatta con la costante partecipazione dei cittadini attraverso internet e social network.
La crisi della Grecia dimostra cosa succede quando la politica cede la sua autorità a istituzioni non elette come le agenzie di rating. È il momento di invertire la tendenza.
L'integrazione europea è stata quasi un miracolo per il vecchio continente. Ma col passare degli anni non è riuscita a superare i vecchi limiti e ha accumulato nuovi difetti. Ora la democrazia deve tornare al centro del progetto.
A Tunisi, dove le rivolte arabe hanno avuto inizio, dei giovani spagnoli manifestano davanti all'ambasciata del loro paese. Una scena paradossale che dimostra il bisogno di una riflessione sul nostro sistema politico.
La nuova costituzione approvata dal parlamento il 18 aprile è il coronamento della "rivoluzione nazionale" di Viktor Orbán. Ma il suo carattere unilaterale contraddice le tradizioni giuridiche e istituzionali europee.
L'ultimo saggio dello scrittore tedesco Hans-Magnus Enzensberger critica l'elefantiaca burocrazia dell'Ue, che rischia di allontanare i cittadini dalla democrazia. Gli europei devono riprendersi la loro Unione.
Un governo europeo a destra, un'opposizione europea a sinistra: la crisi economica sta finalmente stimolando la creazione di un sistema democratico su scala continentale.
Trent'anni fa nessuno avrebbe previsto il processo che ha portato i membri del Patto di Varsavia nell'Ue. Ora che un terremoto simile investe i paesi arabi, Bruxelles deve offrire loro la stessa opportunità di rafforzare le neonate democrazie.
Dopo le rivolte arabe, l'emergenza degli sbarchi a Lampedusa: nei rapporti con l'altra sponda del Mediterraneo l'Ue è sempre colta alla sprovvista. La democratizzazione in Tunisia ed Egitto è un'occasione per rimediare.
In occidente la rivolta egiziana accende gli animi e stuzzica la tentazione di intervenire. Ma data la nostra lunga serie di fallimenti nel mondo islamico, stavolta faremmo meglio a non immischiarci.
Colta di sorpresa dal precipitare della situazione, l'ex potenza coloniale ha reagito in ritardo alla "rivoluzione dei gelsomini". E dopo decenni di tolleranza nei confronti degli abusi del regime voltare pagina non sarà facile.
La conferenza di Cancún si è chiusa senza grossi progressi contro il cambiamento climatico. La democrazia occidentale è troppo legata al libero mercato e alla sua fame di risorse. Per evitare la catastrofe bisogna elaborare un nuovo modello.
Approfittando delle difficoltà finanziarie di molti paesi membri, l'Unione europea si sta appropriando di prerogative un tempo riservate ai rappresentanti eletti. Così il potere si allontana sempre più dai cittadini.
Il divario tra i guadagni dell'elite e quelli della classe media continua a crescere, minando gli stili di vita, la coesione sociale e la democrazia stessa. E a finire sotto accusa, paradossalmente, sono le politiche di redistribuzione a favore dei meno abbienti.
Abusare dell'autorità è una tentazione costante per coloro che la detengono. Per questo le democrazie moderne dispongono di rigide regole in materia. Ma come le azioni di Silvio Berlusconi sembrano dimostrare, il rapporto di fiducia tra governanti e governati è sempre a rischio.
In mezza Europa la gente scende in strada per protestare contro l'austerity, le riforme e mille problemi locali. Secondo i pessimisti è un altro segno della crisi dell'occidente. Ma il confronto e la critica sono da sempre il sale della democrazia.
Accecati dal desiderio di democratizzare l'Africa, gli europei non si rendono conto di favorire il clientelismo a scapito del benessere delle popolazioni. Per il momento, il potere dovrebbe essere affidato alle strutture tribali.