Crisi economica
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12 agosto 2011Le Vif/L’Express Bruxelles
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11 agosto 2011
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Polonia
Milionari in ripresa
21 luglio 2011PresseuropRzeczpospolita -
5 luglio 20111Financial Times Londra
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Europa
Uniti dalla sfiducia
14 marzo 20111PresseuropThe Guardian -
Romania
I più poveri d’Europa
3 marzo 2011PresseuropRevista 22 -
Gran Bretagna
La recessione torna a far paura
26 gennaio 2011PresseuropThe Independent -
12 gennaio 2011El País Madrid
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Dieci sguardi sull’Europa | 10
Un Rinascimento multiculturale
2 gennaio 201110Presseurop -
Ue-Usa
Tempesta sull’Atlantico
11 novembre 20101Il Sole-24 Ore Milano -
Debito
La caduta di Dublino
11 novembre 2010PresseuropEl País -
Irlanda
Formaggio agli affamati
8 novembre 2010PresseuropIrish Independent -
Integrazione
L’Europa federale è già realtà
3 novembre 20103The Times Londra -
Debito
Il ritorno dei Pig
10 settembre 20101PresseuropHandelsblatt -
21 luglio 2010PresseuropIrish Independent
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16 luglio 2010The Economist Londra
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Ungheria
Verso il crollo demografico
15 luglio 2010PresseuropNépszabadság -
Emigrazione
Gli irlandesi ricominciano a emigrare
14 luglio 2010PresseuropThe Irish Times -
Crisi economica
La Polonia perde milionari
14 luglio 2010PresseuropRzeczpospolita -
Austerity
La medicina europea per gli Stati Uniti
13 luglio 20101NRC Handelsblad Rotterdam -
8 luglio 20101El País Madrid
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Repubblica Ceca
Una provincia economica della Germania
8 luglio 2010PresseuropLidové noviny -
7 luglio 2010PresseuropCorriere della Sera
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Quale futuro per l’Europa? / 7
Le due Europe davanti alla crisi
1 luglio 2010La Repubblica Roma -
1 luglio 2010PresseuropThe Irish Times
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Germania
Il motore riparte
28 giugno 2010PresseuropHandelsblatt -
17 giugno 20102El Mundo Madrid
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Austerity
L’Europa alla prova del rigore
16 giugno 20101Presseurop -
16 giugno 2010PresseuropTo Vima
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Eserciti
Disarmati dalla crisi
9 giugno 20103Il Sole-24 Ore Milano -
Ungheria
Per non finire come la Grecia
9 giugno 2010PresseuropNépszabadság -
Grecia
Pazzi per la crisi
8 giugno 2010PresseuropTo Vima -
1 giugno 20103România libera Bucarest
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Spagna
Né le stelle, né le stalle
31 maggio 20101El País Madrid -
Moneta unica
Alcuni scenari per l’euro
28 maggio 20102PresseuropDziennik Gazeta Prawna -
27 maggio 2010PresseuropCorriere della Sera
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27 maggio 20101Dagens Nyheter Stoccolma
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Crisi economica
Una montagna di debiti
25 maggio 2010PresseuropThe Independent -
Romania
In massa contro l’austerity
20 maggio 2010PresseuropGandul -
I paesi baltici e la crisi / 4
Estonia, la prima della classe
19 maggio 20103Hospodářské noviny Praga -
Crisi economica
Lezioni dall’Africa
18 maggio 20101The Guardian Londra -
Romania
Terapia d’urto contro il deficit
7 maggio 20101PresseuropRomânia libera -
Finanza
Il buco nero si allarga
29 aprile 20101El País Madrid -
3 marzo 20101Le Monde Parigi
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Grecia
Dopo Dubai tocca ad Atene?
9 dicembre 20091Presseurop -
Irlanda
Finanziaria di crisi
9 dicembre 2009PresseuropIrish Independent -
1 dicembre 2009PresseuropEleftherotypia
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30 novembre 2009Irish Independent Dublino
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Commissione europea
Barroso II: un mandato al ribasso
14 settembre 20091Presseurop -
17 agosto 2009Financial Times Londra
Nonostante siano stati raramente messi in relazione, i problemi di bilancio di Washington e Bruxelles hanno radici e caratteristiche molto simili. E per entrambe la soluzione appare ugualmente lontana.
La Spagna è il paese europeo con la rete di alta velocità più estesa. Ma si tratta davvero di un modello di sviluppo ecologico? Ed è sostenibile in tempi di crisi?
Gli europei sembrano soffrire di un'eterna coazione a ripetere: danno vita a grandi rivoluzioni collettive per poi distruggerne i risultati con il loro individualismo ed elitarismo. Ma da questa crisi uscirà una generazione arricchità dalla diversità, che potrebbe rompere questo ciclo perverso una volta per tutte.
Dopo l’iniziale armonia in risposta alla crisi, le politiche economiche di Stati Uniti e Unione europea si allontanano sempre più, producendo pericolosi squilibri tra euro e dollaro e minando la stabilità della ripresa. Al prossimo vertice Usa-Ue di Lisbona serve una svolta.
In pochi se ne sono accorti, ma all'ultimo Consiglio europeo è stata decisa una svolta di portata storica: il trasferimento alle istituzioni Ue delle competenze sul bilancio degli stati membri è il primo passo di una trasformazione radicale e inevitabile.
I risultati degli stress test sulle banche europee saranno pubblicati il 23 luglio. Ma se si vuole evitare di intaccare la fiducia degli investitori e dei mercati, l'intera operazione di trasparenza deve essere portata avanti con maggior rigore, mette in guardia L'Economist.
I provvedimenti di austerity europei sono stati criticati dagli economisti americani. Secondo Melvyn Krauss, la perplessità degli statunitensi è la conseguenza di un'interpretazione errata dell'economia europea e delle attitudini dei consumatori del vecchio continente. Anziché storcere il naso, gli Stati Uniti farebbero bene a imitare l'Europa.
Dall'inizio della crisi, nel 2008, lo stato-nazione si è trovato in balia di nuovi soggetti cha agiscono in un universo in rapida trasformazione. Uno scenario particolarmente critico per l'Unione europea, ancora priva di una vera leadership politica.
La crisi ha fermato il riavvicinamento tra Europa occidentale e orientale. La delusione del capitalismo ha privato i paesi ex comunisti di un obiettivo a cui puntare. Come si esce dal pantano globale?
Le voci su un prossimo salvataggio finanziario della Spagna si rincorrono da giorni. Il governo fa di tutto per rassicurare cittadini e mercati, ma la pressione resta altissima.
Alla vigilia di un Consiglio europeo che si annuncia spinoso, quasi tutti i paesi membri hanno presentato i loro piani di austerity. Ma la stampa europea teme che non bastino a tirare fuori l'euro dalla crisi.
La scure dei tagli non risparmia i bilanci militari dei paesi Ue. Ritiro dalle missioni all'estero e riduzione degli ordini di armamenti aiutano a far quadrare i conti, ma possono minare l'efficienza degli eserciti.
Stretto tra i tagli e gli scioperi, il paese è sull'orlo del fallimento. I suoi leader sono impotenti e gli investitori europei non vogliono farsi avanti. Ad approfittarne potrebbero essere Russia e Cina.
Negli anni del "miracolo economico" l'immagine della Spagna proposta dai media stranieri era fin troppo rosea. Oggi, dopo la crisi e gli attacchi speculativi, si è passati all'eccesso opposto. La realtà sta nel mezzo.
"Uniti nella diversità": il motto dell'Ue doveva descrivere la ricchezza e la varietà del continente. Ma con la crisi gli europei sembrano aver ritrovato i loro vecchi antagonismi.
Nonostante la crisi non l'abbia risparmiata, l'Estonia dovrebbe rispettare i tempi dell'ingresso nella zona euro, previsto per il 2011. Analisi di un modello economico e sociale di successo.
L'unica soluzione alla crisi della Grecia è la ristrutturazione del debito. L'esperienza dei paesi africani suggerisce che l'austerity minaccia la ripresa economica e rischia di innescare un'altra recessione.
Dopo Grecia e Portogallo, il 28 aprile anche la Spagna si è vista declassare dall'agenzia di rating Standard & Poor's. Il circolo vizioso continentale sembra ormai inarrestabile.
Debito pubblico fuori controllo, evasione fiscale galoppante, niente risorse per le pensioni. La Grecia è sull’orlo della bancarotta: un default che avrebbe conseguenze gravissime sull’euro e che potrebbe innescare un pericoloso effetto domino tra i paesi meno virtuosi.
Profonda recessione, scioperi a ripetizione, eliminazione dai Mondiali di calcio e ora inondazioni in tutto il paese: le cose potrebbero difficilmente andare peggio in Irlanda. Pat Fitzpatrick si chiede se dio non ce l'abbia con la piccola isola celtica.
Con ogni probabilità il 16 settembre il presidente uscente della Commissione Europea sarà rieletto dal Parlamento. Secondo la stampa europea Barroso, contestato per come ha gestito la crisi economica, inizierebbe il suo secondo mandato in una posizione nettamente più debole rispetto alle altre istituzioni comunitarie.
L'Islanda e la Lettonia possono pagare i debiti con l'estero contratti da una sottile fetta della loro popolazione? Secondo l'Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, i due stati devono sostituire i debiti privati con obbligazioni pubbliche e pagare alzando le tasse, abbattendo la spesa pubblica e obbligando i cittadini a utilizzare i loro risparmi.