Crisi
-
31 ottobre 20112PresseuropEl País
-
16 maggio 2011PresseuropEl País
-
Portogallo
La febbre dell’oro
11 febbraio 2011PresseuropVisão -
Spagna
Dopo Dublino, Madrid
23 novembre 2010PresseuropEl Mundo -
Irlanda
Panico nella zona euro
12 novembre 20103Presseurop -
Pubblica amministrazione
La fine di un mito
27 ottobre 2010Il Foglio Milano -
Romania
Il bilancio dell’austerity
18 ottobre 2010PresseuropRomânia libera -
14 ottobre 2010Kathimerini Atene
-
14 ottobre 2010PresseuropKathimerini
-
Portogallo
Allacciate le cinture
7 ottobre 20101Presseuropi -
Editoriale
Populismo
6 ottobre 2010Presseurop -
Portogallo
Tanti auguri, repubblica
5 ottobre 2010Presseuropi -
Crisi
Un futuro da reinventare
4 ottobre 20103La Repubblica Roma -
Irlanda
Aspettando lo schianto
1 ottobre 20103The Guardian Londra -
Lituania
Pieno al nero, fisco al secco
29 settembre 20101Lietuvos Rytas Vilnius -
Crisi dell'euro
Il neoliberismo uccide l’Europa
27 settembre 20102The Guardian Londra -
Portogallo
Tasse in aumento per ridurre il deficit
24 settembre 2010Presseurop -
Irlanda
Il castello di sabbia dell’Ue
23 settembre 2010Süddeutsche Zeitung Monaco -
22 settembre 2010PresseuropThe Irish Times
-
Crisi dell'euro
Non è ancora finita
20 settembre 2010Les Echos Parigi -
Filosofia
La vera crisi è nello spirito
10 settembre 2010Philosophie Magazine Parigi -
Slovacchia
Bratislava non paga il conto della Grecia
12 agosto 20102PresseuropLidové noviny -
Portogallo
La fine del tunnel è lontana
9 agosto 2010Presseuropi -
Finanza
Dalla parte del manico
5 agosto 2010Polityka Varsavia -
Quale futuro per l’euro?/3
Non pensate, sorridete
17 maggio 20102La Stampa Torino -
14 maggio 2010PresseuropHandelsblatt
-
Irlanda
La Grecia minaccia la ripresa
6 maggio 2010PresseuropIrish Independent -
Grecia
Si è sfiorata la rivoluzione
6 maggio 20101To Ethnos Atene -
5 maggio 2010PresseuropLa Vanguardia
-
Portogallo
Ombre di crisi sull’anniversario
26 aprile 2010PresseuropPúblico -
I paesi baltici e la crisi/3
Lituania, la festa dell’austerity
22 aprile 2010The New York Times New York -
Parlamento europeo
Un bailout mascherato?
22 aprile 2010PresseuropDziennik Gazeta Prawna -
I paesi baltici e la crisi/2
Lettonia, una tigre nella gabbia dell’Fmi
19 aprile 20101The Independent Londra -
Mercati
Se scoppia la bolla immobiliare
15 aprile 2010PresseuropHandelsblatt -
I paesi baltici e la crisi/1
L’euro dopo la tempesta
14 aprile 2010Dziennik Gazeta Prawna Varsavia -
13 aprile 2010PresseuropMorgunbladid
-
Università
La crisi si abbatte sugli atenei
30 marzo 2010Adevărul Bucarest -
Consiglio europeo
Tragedia greca, fine del primo atto
26 marzo 2010Presseurop -
23 marzo 2010PresseuropABC
-
19 marzo 2010
-
Germania
In ufficio torna il panino
17 marzo 2010PresseuropSüddeutsche Zeitung -
Polemica
Il modello tedesco sotto accusa
16 marzo 20101Presseurop -
Unione europea
La guerra dei club
15 marzo 2010Gazeta Wyborcza Varsavia -
Crisi
Addio salario fisso
12 marzo 20102Il Sole-24 Ore Milano -
Opinioni
Il progresso è acqua passata
25 febbraio 20101La Vanguardia Barcellona -
Crisi
Vivevamo all'europea
25 febbraio 20106Rzeczpospolita Varsavia -
24 febbraio 20102The Independent Londra
-
19 febbraio 2010PresseuropThe Times
-
Moneta unica
L’uscita dalla crisi è a est
18 febbraio 20101Handelsblatt Düsseldorf -
Spagna
Un patto contro la crisi
18 febbraio 2010PresseuropEl Mundo
- 1
- 2
- 3
- seguente ›
- ultima »
Era dalla crisi della Grecia nel 2009 che un paese Ue non era così esposto sui mercati. Mentre l'intervento europeo si fa più probabile, la stampa teme le possibili ripercussioni sull'intera unione monetaria.
Un tempo lavorare per lo stato era sinonimo di sicurezza, status e privilegi. Ma la crisi economica e i tagli dei governi europei hanno infranto anche questo sogno.
Esasperate dalle difficoltà economiche, le disuguaglianze sociali stanno mettendo a rischio la coesione dell'Unione europea e dei suoi membri. Le soluzioni esistono, ma la politica sembra incapace di vederle.
Il buco della Anglo Irish ha toccato i 50 miliardi di euro. Il governo continua a rassicurare i cittadini, ma la caduta libera dell'economia dell'ex "tigre celtica" sembra inarrestabile.
La crisi ha colpito duramente i lituani, che devono arrangiarsi ricorrendo sempre più spesso al contrabbando. Ma la perdita di entrate rischia di svuotare le casse dello stato.
L’austerity non basterà a tirare l’Ue fuori dall'abisso del debito. Al contrario, la reiterata fiducia nella capacità del mercato di rimediare da solo ai propri errori finirà per fare a pezzi l'unione monetaria.
Il protrarsi della crisi irlandese mette a rischio la zona euro e Bruxelles chiede a Dublino ulteriori sacrifici. Ma gran parte della responsabilità di questo disastro spetta alle sconsiderate politiche di sviluppo incoraggiate dall'Unione durante il boom.
La recente accelerazione della crescita è solo un'illusione: gli indicatori fondamentali rimangono negativi e le difficoltà politiche e sociali legano le mani ai paesi membri. Ci aspettano ancora tempi duri.
Il declino dell'Europa è un'idea vecchia di secoli. La differenza è che oggi viene affrontata solo dal punto di vista delle statistiche economiche, ed è proprio questo il segno più inquietante del declino.
Secondo molti governi le banche dovrebbero pagare per la crisi che hanno contribuito a provocare con una tassa ad hoc. Ma gli istituti minacciano di farne ricadere i costi sui clienti. Per questo finora le misure sono state solo simboliche.
Nonostante l'ottimismo di circostanza, il trattato di Lisbona e il meccanismo di stabilizzazione finanziaria non basteranno a garantire il futuro dell'Europa. Per questo servirà un'ulteriore integrazione.
Di fronte alle intense manifestazioni contro il piano di austerity, il governo dovrà reagire in maniera appropriata. Altrimenti il rischio è uno scontro sociale senza precedenti.
Duramente colpito dalla crisi, il governo di Vilnius è stato costretto a tagli massicci della spesa pubblica. Il rigore non ha scatenato proteste come in Grecia e Spagna, ma ha avuto comunque un impatto tremendo sulla società lituana.
In Lettonia gli anni del boom sono solo un ricordo: oggi il paese baltico ha il più alto tasso di disoccupazione della Ue. I lettoni sono temprati dalle ristrettezze del periodo sovietico, ma l'austerity potrebbe durare ancora a lungo.
Per i paesi baltici il peggio sembra passato. Lituania, Lettonia ed Estonia hanno reagito meglio del resto d'Europa alla crisi finanziaria, e i loro conti sono già tornati in attivo. Presto le tre repubbliche potranno entrare nell'eurozona.
In Europa il settore dell'istruzione è tra i più colpiti dai tagli di personale e investimenti. In molti paesi le università sono sull'orlo del fallimento. E gli atenei più prestigiosi potrebbero ben presto scomparire dalle classifiche internazionali.
Con l'accordo concluso il 25 marzo sul piano di salvataggio della Grecia, i paesi della zona euro hanno messo fine a una tragedia che durava da mesi. Ma la soluzione non è certo perfetta e la ferita aperta nell'Unione impiegherà del tempo a rimarginarsi.
La preponderanza commerciale tedesca indebolisce le economie europee. L'accusa della ministra francese dell'economia, sempre più condivisa dal resto d'Europa, accende il dibattito sulla stampa dei due paesi.
I membri fondatori contro gli ultimi arrivati, gli stati insolventi contro quelli virtuosi, i governi che chiedono continuamente contro quelli che penano ad accettare le conseguenze dell'Unione. L'analista politico bulgaro Ivan Krastev vede una nuova faglia che divide l'Unione europea.
Per affrontare debiti pubblici fuori controllo, diversi stati europei hanno adottato cospicui tagli salariali. Una misura impopolare ma inevitabile dato che non è più possibile ricorrere alla svalutazione.
L'idea che possiamo uscire dalla crisi senza rinunciare allo stile di vita europeo è una pia illusione, afferma l'opinionista del quotidiano conservatore polacco.
Alle prese con licenziamenti diffusi e cupe previsioni di uno stallo nella ripresa dalla recessione, l'Europa sta affrontando un'ondata di scioperi senza precedenti. Da Dublino ad Atene i lavoratori contestano i tagli al bilancio e le politiche di riduzione salariale.
Anche se indebolita dalla crisi della Grecia, l’Unione monetaria deve continuare a espandersi. Per uscire dallo stallo è il momento di integrare le economie più dinamiche dell’Unione: quelle dei paesi dell’Europa orientale.